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domenica 25 marzo 2012

Meme libresco


I libri sono la mia ossessione e leggerli è la mia passione.
Potevo non trovare interessante il bellissimo MEME proposto dalla cara Strawberry sul suo blog Una fragola al giorno ?
No, non potevo!
Eccovi dunque le mie risposte alle trenta domande a tema libresco...buona lettura!

1) Il tuo libro preferito.

Jane Eyre.



2) La tua citazione preferita.

'Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro ? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura, un libro che inizia.'
(Castelli di rabbia, Alessandro Baricco)



3) Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto.

Edmond Dantes! Nessuno, come il Conte di Montecristo, è stato in grado di farmi innamorare ad ogni pagina del suo carattere fragile e vendicativo.

4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto.

Mah…in genere tendo a scordarli, i libri brutti! Il peggiore letto di recente, comunque, resta ‘La ragazza del ritratto’ di Paul Torday. In una parola? Inutile. Non mi ha detto nulla, non mi ha lasciato nulla, se non la fastidiosa sensazione di volerlo finire il prima possibile per lanciarlo fuori dalla finestra.



5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto.

Credo sia ‘It’, di Stephen King, ma non saprei dirlo con esattezza. Anche ‘Il signore degli anelli’ si è rivelato bello ingombrante in quanto a mole!

6) il libro più corto che tu abbia mai letto.

Se sbricio la libreria il più sottile che mi salta agli occhi è ‘Allegro ma non troppo’ di Carlo Cipolla, che ricordo di aver letto tutto in Feltrinelli, prima di comprarlo! Si tratta di una eccentrica e comica parodia della storia economica e sociale del Medioevo, più un breve saggio sulla stupidità umana!

7) Il libro che ti descrive.

'Il Gattopardo': l’Ottocento italiano e l’elegante decadenza di un passato che non può più tornare. Gli abiti di mussola e le crinoline. I baciamano e le carrozze che avanzano sobbalzando tra la polvere di una Sicilia rovente. E quel senso di malinconica nostalgia che aleggia, pigro e indolente, nei pomeriggi assolati e silenziosi…



8) Un libro che consiglieresti.

‘Quel che resta del giorno’, di Kazuo Ishiguro: intenso, toccante, poetico, meraviglioso. Uno dei libri più belli mai letti.

9) Un libro che ti ha fatto crescere.

'It', di Stephen King. La mia prima lettura da adulta: avevo dodici anni e mi sono rintanata nel sottotetto per un’intera settimana, durante le vacanze estive, andando avanti per ore e ore a pagine sfogliate con ansia febbrile e caraffe di tè freddo. Dopo aver chiuso quel libro è iniziata la mia vera ‘carriera’ di lettrice.




10) Un libro del tuo autore preferito.

'Oceano Mare', di Alessandro Baricco. Perdersi tra le sue pagine è come ritrovare ogni volta la strada di casa.



11) Un libro che prima amavi e che ora odi.

In molti inorridiranno: ‘Orgoglio e Pregiudizio’. Non che lo odi, anzi, razionalmente continuo a ritenerlo un gran bel libro. Ma ultimamente è stato talmente sovraesposto, talmente acclamato, rivisitato, analizzato e riscritto praticamente da chiunque che…appena ne sento parlare mi ritrovo a storcere il naso. Si dice che il troppo stroppia e, aimè, è proprio così.



12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere.

'Oceano Mare'. Sembra banale, ma a volte ho come l’impressione che questo libro sia davvero come il mare, e cambi ogni volta a seconda della marea. Probabilmente sono io a cambiare, da lettura a lettura, ma continuo a ritenerlo meraviglioso. E magico.

13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. (Sempre se ne hai uno :3)

Non ho una scrivania! In compenso, però, ho molti libri sparsi ovunque, ammonticchiati in pile tremolanti. Ne prendo uno a caso tra quelli che devo ancora leggere: 'Drood', di Dan Simmons. E’ un bel mattone di ottocento pagine ed ha una copertina davvero intrigante…



14) Il libro che stai leggendo in questo periodo.

'Nord e Sud', di Elizabeth Gaskell. E devo dire che, nonostante i pregiudizi su questa autrice causati dalla deludente lettura di 'Ruth' (che non sono nemmeno riuscita a finire tanta era la noia), mi sta prendendo abbastanza, anche se sospetto che il merito sia quasi interamente del meraviglioso Mr. Thornton , piuttosto che della vicenda in sé.

15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi

'Se quella mattina Thornton era stato un idiota, come aveva assicurato a se stesso almeno una ventina di volte, non diventò molto più saggio nel pomeriggio. Tutto quello che ottenne in cambio di sei penny per l'omnibus, fu una convinzione ancora più vivida che non c'era, non ci sarebbe mai stata, un'altra come Margaret. Che lei non lo amava e non lo avrebbe mai amato; ma che né lei né altri gli avrebbero impedito di amarla.'
(Nord e Sud, Elizabeth Gaskell)



16) La tua copertina preferita.

Ultimamente ho un debole per le copertine dei classici editi dalla Giunti. Tra le più belle c’è sicuramente quella de ‘Le affinità elettive’: davvero stupenda.



17) Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno.

Sharlock Holmes! Per un giorno non mi dispiacerebbe essere un folle investigatore sulle tracce di qualche criminale per le fumose vie della Londra ottocentesca!



18) Il primo libro che hai letto.

‘I pattini d’argento’. Avevo una bellissima edizione illustrata, regalo del mio papà…

19) Un libro il cui film ti ha deluso.

Direi l'ultima versione di 'Jane Eyre': l'ho trovato tanto esteticamente raffinato quanto povero di emozioni. Per il mio, modesto, parere, non è affatto riuscito a rendere la pienezza del romanzo...

20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse.

In me c’è l'insofferenza e l’insoddisfazione di Emma Bovay. Quella che fa ingozzare di libri per dimenticare una vita che non è sempre quella desiderata…



21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.

‘Le relazioni pericolose’, regalo di compleanno di una carissima amica: l’ho adorato.



22) Un libro che hai letto da piccola.

‘Il mastino dei Baskerville’, di Conan Doyle. Avevo otto anni e la cosa che più mi premeva conoscere era la vicenda del mastino, appunto, perché avevo la fissa dei cani! Ma fu una mezza delusione…Dovrei riprovarci adesso che sono più disincantata!

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.

‘L'amante di lady Chatterley': per qualche strano motivo ho sempre guardato a questo libro con occhio sospettoso, convinta si trattasse di qualcosa di piuttosto noioso…errore! L’ho amato sin dalle prime battute e si è rivelato completamente diverso da ciò che credevo…



24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo.

In genere i romanzi, ma ancor più genericamente tutto ciò che scelgo di leggere volontariamente. Quando sono ‘costretta’ a leggere per dovere nulla diventa più noioso di un libro.



25) Un libro che hai scoperto da poco.

‘Drood’, già sopracitato. E’ venuto a casa dalla biblioteca con me proprio ieri, ma sono già ansiosa di immergermi nelle sue pagine e nelle mirabolanti avventure di Charles Dickens e Wilkie Collins!

26) Un libro che conosci da sempre.

‘I tre moschettieri’. Da piccola, guardando l’anime, mia mamma non mancava di farmi notare che ‘nella realtà’, ovvero nel libro, Aramis non era affatto una donna come i giapponesi volevano farci credere!

27) Un libro che vorresti aver scritto.

‘Il petalo cremisi e il bianco’. Pagherei per avere lo stile di Michel Faber.



28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli.

‘Lo schiaccianoci’ e ‘Il mago di Oz’, due capisaldi della mia infanzia. I bambini devono poter sognare…



29) Un libro che devi ancora leggere.

Uno? Saranno almeno mille! Tra quelli che, da anni, giacciono nella mia libreria in attesa del cosiddetto ‘momento buono’ vi è senza dubbio ‘Il nome della rosa’.

30) Un libro che ti ha commosso.

'Mucchio d’ossa’, di Stephen King. Chi non conosce la scrittura di King, spesso, lo associa ad un autore commerciale e prettamente horror. Non è così: King è uno che sa fare dannatamente bene il suo lavoro, spaziando tra vari generi e, talvolta, i suoi libri sono veri gioielli di introspezione psicologica.



Spero che abbiate trovato interessante questo breve viaggio tra le mie letture^^
Il MEME è naturalmente aperto a chiunque abbia voglia di partecipare!
Buone letture^^

giovedì 16 febbraio 2012

Romancing Miss Brontë


Titolo Romancing Miss Brontë
Autore Gael Juliet
Dati 2012, 425 p., brossura
Editore TEA (collana Narrativa Tea)

Non sono mai stata una amante delle biografie romanzate, così come raramente riesco ad apprezzare rielaborazioni e trasposizioni di grandi classici. Perciò sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo libro sulle sorelle Brontë (Charlotte ed Emily sono tra le mie autrici preferite) che, nonostante i pregiudizi con cui mi sono accostata alla lettura, mi ha catturato e, alla fine, commosso profondamente.
Piuttosto impreparata sulla vita di queste straordinarie scrittrici ho svolto una piccola ricerca storica in parallelo, mentre procedevo con la lettura, e devo ammettere che Juliet Gael non mi ha deluso: la sua è effettivamente una ricostruzione molto ben fatta del percorso artistico ed umano delle sorelle Brontë. La piccola contea di Hawtorn, immersa nella brughiera, l’ambiente famigliare, le relazioni sociali, tutto viene descritto con dovizia di particolari al punto di riuscire a sentire il vento soffiare nelle lande cosparse d’erica e nelle cappe dei camini e i pettegolezzi dei paesani sulla bizzarra famiglia Brontë, composta di individui tanto schivi quanto eccentrici: l’orgoglioso curato Patrick Brontë, padre inflessibile e prevaricatore, Branwell, il fratello tanto geniale quanto inetto, destinato ad affogare nell’alcol i propri talenti e a deludere ogni aspettativa paterna, ed infine loro, le tre sorelle nubili (zitelle), timide come topolini ed estremamente riservate; indivisibili, ma ben distinte da personalità differenti. L’insicura Charlotte, la selvatica Emily e la mite Anne si rivelano, tra queste pagine, come donne reali, vive, animate da passioni e speranze, spesso disilluse.


Confinate nella canonica del villaggio, non possono (e non vogliono) arrendersi ad un’esistenza che si prospetta grigia e dura quanto il brullo terreno della steppa che le circonda. Queste donne eccezionali (per i tempi che corrono), dopo aver tentato e fallito la carriera di istitutrici, decidono di mettere a frutto l’unico vero talento che possiedano, quello della scrittura, unito ad un’immaginazione ed una potenza visionaria decisamente fuori dal comune. I loro primi manoscritti (Jane Eyre, Cime tempestose, Agnes Grey) sono ad oggi capolavori indiscussi della letteratura, ma il percorso che portò alla loro realizzazione e, con ancora maggiori difficoltà, alla loro pubblicazione fu lungo e pieno di ostacoli. Non posso negare che più di una volta, leggendo, mi sono ritrovata a ringraziare silenziosamente queste tenaci signorine vittoriane che, a prezzo di molti sacrifici, ci hanno regalato alcuni tra i più bei personaggi letterari di sempre.
La scrittura di Juliet Gael, oltre ad essere estremamente scorrevole, si rivela piacevole ed elegante, perfettamente adatta al periodo storico narrato e i personaggi usciti dalla sua penna, sebbene fedelmente ricalcati su persone realmente esistite, vivono di vita propria. Personalmente, benché il libro sia fondamentalmente incentrato sulla figura di Charlotte (che oltre a sopravvivere ad entrambe le sorelle, fu quella ad avere maggior fortuna critica in vita) ho apprezzato particolarmente il ritratto psicologico che l'autrice dà di Emily, una donna dalla personalità molto difficile da cogliere: scostante, solitaria, quasi selvatica, ma capace di immenso amore verso i propri familiari, sebbene restia ad esternarlo. Mi ha ricordato in maniera commovente il suo protagonista, Heatcliff, un uomo difficile ma indimenticabile.
Un altro personaggio che ha catturato in maniera molto positiva la mia attenzione è il reverendo Arthur Bell Nicholls, di cui, prima di leggere questo libro, quasi ignoravo l’esistenza. Mr. Nicholls fu infatti, per un breve periodo della sua vita, il marito di Charlotte (che si spense, incinta di sei mesi, a soli otto mesi dalle proprie nozze) ma la amò di un amore folle e profondo da subito e, in seguito, non la scordò mai. Il suo è l’aspetto di un uomo austero e rigido, un curato dalle idee ben radicate, molto restio a lasciarsi andare. Ma nel profondo, Arthur Nicholls, ha un cuore grande e tenero ed è capace di un amore in grado sopportare le peggiori brutture e di resistere a qualunque avversità, con fedeltà e costanza. Per anni vive accanto a questa donna minuta e miope, insicura, suscettibile e malinconica, celando i propri sentimenti, aspettando un gesto, una parola che lo possa incoraggiare a chiedere la sua mano; e ne segue con ammirazione il crescente successo, perfettamente consapevole che lui, un uomo tanto semplice, non potrà mai essere il ‘suo Rochester’.


Invece il loro matrimonio, seppur breve, rappresenterà uno dei periodi di più completa felicità per Charlotte, da anni perseguitata da lutti e perdite, e tormentata da un amore non corrisposto e infelice.
In conclusione, un libro che merita di essere riposto tra le mie copie di Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Grey, perché(nonostante, aimè, gli svariati refusi dell'edizione) rende pienamente giustizia alle discrete e timide donne che si celavano dietro gli pseudonimi di Currer (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell, dei veri e propri giganti della letteratura.
Assolutamente consigliato a chi ama le sorelle Brontë e la forza evocativa delle loro opere. Ma anche a chiunque fosse interessato ad approfondire il periodo vittoriano, questo libro offre uno spaccato realistico e intenso della società inglese di metà Ottocento, soffermandosi in modo particolare sulla condizione femminile.

«Oh, vi assicuro che se dicessi tutto quello che penso sulla questione delle donne e di come sono viste attraverso questo vetro deformante, sarei lapidata, anche dagli uomini più intelligenti e ingegnosi quali voi siete.»
«Andiamo, Miss Brontë, non posso credere che vogliate disseminare la nostra letteratura di eroine volgari e dozzinali!»
«Ecco il punto, signore, voi confondete la rozzezza con l’onestà. Perché io, fin dall’infanzia, non ho mai creduto che le vostre eroine fossero naturali o vere. La vostra brava donna è un eccentrico incrocio tra una bambola dipinta e un angelo, e quella cattiva è sempre una tentatrice. Se fossi obbligata a copiare questi personaggi, mi rifiuterei semplicemente di scrivere.» Charlotte si strinse nelle spalle e aggiunse: «Dipingo le donne così come le vedo, e sono oneste e reali. Se il pubblico rifiuta di accettare questa realtà, posso tranquillamente deporre la penna e smettere di disturbarlo. Vengo dall’oscurità, e nell’oscurità posso tornare.»

giovedì 7 luglio 2011

Il petalo cremisi e il bianco: ode a Faber


Quando penso a un buon libro, tre sono i requisiti fondamentali a cui non posso rinunciare:
Deve essere scritto bene.
Deve avere personaggi credibili, ma soprattutto coinvolgenti.
Non deve far sentire la lunghezza, se è lungo, anzi, deve lasciarti, a fine lettura, quel senso di inconsolabile abbandono che si avverte dopo una vacanza appena terminata. Una bella vacanza.
Per me, Il Petalo cremisi e il bianco , dunque, è un buon libro. Un ottimo libro.
Sulla scrittura di Faber non penso di aver molto da dire, tranne che mi inchino a lui. Anzi, mi prostro. Sul serio, il ragazzo dimostra di avere ‘imparato bene la lezione’, per così dire. Sa quello che fa, e per la miseria se lo fa bene.
Pare che Il petalo abbia richiesto vent’anni di lavoro, tra ricerche e stesura. Quasi la lunghezza della mia vita (mi abbono qualche anno, va!). Che dire? Quando un’idea ti si annida dentro, ti chiama, la senti tua, è te che vuole…Devi assecondarla. E se assecondarla significa buttare giù un opera che per complessità e fluidità rasenta la perfezione, significa che non hai gettato al vento quei vent’anni, anzi.
E dunque, veniamo al libro. Stiamo parlando di quasi mille pagine, novecentottanta per l’esattezza.
Jane Austen diceva che se un libro è ben scritto, non è mai abbastanza lungo. Alice Sebold (di certo meno nota ed illustre della cara zia Jane) nella quarta di copertina sottoscrive: quando un libro è tanto lungo, deve essere valido, e questo lo è.
Io confermo. Anzi, se fossimo andati avanti per altre mille pagine, non mi sarebbe certo dispiaciuto. Ma si sa, tutte le storie prima o poi devono finire. L’importante del resto, non è tanto nel come vadano a finire, ma in quello che ti hanno lasciato durante il viaggio.
Perché ogni libro è un viaggio, e questo ne ha tutti i connotati, capace come pochi altri libri di portarti dentro ad un’epoca, in una città, la Londra vittoriana di fine Ottocento, e di farti scoprire, grazie ad una ricostruzione storica minuziosa e quasi maniacale, luoghi, persone, usi e costumi, sapori, odori, sensazioni.
E allora, perché non lasciarsi tentare dalla voce suadente di Faber che, io narrante, quasi fosse presente sulla scena, esorta a incamminarsi per le sue strade affollate, per i vicoli maleodoranti, per le signorili vie di Notting Hill, sulle tracce dei suoi personaggi? Qualcuno potrebbe obbiettare che è fastidioso. Altri diranno che è estraniante avvertire costantemente la voce dell’autore che ti esorta a proseguire, ti svela i retroscena, ti rende consapevole di quanto la scena non mostra. A me non è dispiaciuto, è stato come essere condotta per mano. Se Faber fosse stato meno bravo forse mi sarei ritratta contrariata, perché ammetto che è un gioco difficile da instaurare con il lettore. Ma il ragazzo sa il fatto suo, perciò mi sono lasciata trascinare.
Ho attraversato le infime strade di Silver Street, assistendo al degrado e all’abbruttimento di una società emarginata, che vive di espedienti, e ho fatto la conoscenza di Sugar, l’indiscussa protagonista dell’intero romanzo.
'Madame Bovary c'est moi', disse Flaubert del suo personaggio più famoso, quello che sentiva nelle viscere, marchiato a fuoco nel cuore. Faber dice lo stesso di Sugar. Sugar, la prostituta non ancora ventenne, dal fisico slanciato e la chioma ramata, dalla voce roca, le mani sgraziate e una fastidiosa psoriasi diffusa, che la rende squamosa come una lucertola. La meretrice più richiesta di tutta Londra, perché ha un cervello di tutto rispetto e non dice mai di no.
E’ soprattutto quest’ultima caratteristica a portare William Rakham nel suo letto, ma è senza dubbio la prima che lo affascinerà, rendendolo bramoso di averla tutta per sé, mettendo così in moto l’intero ingranaggio del romanzo.
William Rakham al suo primo incontro con Sugar è un uomo senza prospettive, qualche utopico e irrealizzabile sogno nel cassetto e poca voglia di impegnarsi seriamente in qualcosa. Ha una bella casa e una bella moglie ma vive di rendita, e ultimamente non gli va nemmeno troppo bene. Il padre, colosso delle profumerie, ha giurato che non gli passerà più nemmeno un ghello se non la smetterà di comportarsi come uno sbarbatello di primo pelo, infischiandosene dell’azienda di famiglia e passando tutto il suo tempo a bighellonare per locali con gli inseparabili compagni di merende Bodley e Ashwell, sfaccendati perdigiorno sempre informati sulle novità più accattivanti che la Londra notturna può offrire.
L’incontro con Sugar per William è dunque quasi catartico: per potersela permettere, vantando l’assoluta esclusiva su tutti i clienti del bordello per cui la ragazza lavora (gestito, peraltro, dalla cinica madre della stessa Sugar), gli servono soldi, quei soldi che adesso non ha, essendo da qualche tempo in tali ristrettezze da non potersi permettere nemmeno una carrozza personale, o un cappello decente, perdiana!
Quale migliore occasione per prendere due piccioni con una fava, rabbonire l’indignato genitore e ‘comprarsi’ Sugar, che mettere finalmente mano al carteggio delle profumerie Rakham che da mesi giace intonso sulla sua scrivania?
L’ascesa di William Rakham come industriale di successo inizia dunque da una malfamata casa di piacere, e con lui quella della bella Sugar, che con pazienza e sapienza riesce addirittura farsi trasferire dall’ormai facoltoso amante, ora capo indiscusso delle rinnovate profumerie Rakham, in un elegante appartamento tutto per lei, in quella parte di Londra indiscutibilmente chic dove gli uccelli tubano nel verde e le strade sono silenziose come conventi.
Potrebbe sembrare che tutto è bene quel che finisce bene, ma questi personaggi sono troppo vivi e complessi affinché la vicenda si concluda così. E in fondo, non siamo che a metà del viaggio.
Non vi ho infatti parlato del mio incontro con l’eterea Agnes, la bellissima moglie di William, una vera e propria bambola di porcellana.
E’ forse uno dei personaggi che ho amato di più, pur riconoscendone le evidenti debolezze: Agnes è viziata, superficiale, piena di pregiudizi ed estremamente infantile.
Ma Agnes è anche, a sua insaputa, gravemente malata (è uno di quei piccoli segreti svelati dall’io narrante al lettore, sottobanco). Ha un tumore al cervello che la condanna, con grande esasperazione del marito che la crede invece uscita di testa, ad avere degli atteggiamenti totalmente fuori luogo ad ogni occasione ed evento, motivo per cui passa la maggior parte del suo tempo rinchiusa tra le quattro mura della sua stanza immaginandosi inverosimili e surreali viaggi al ‘convento della salute’, un luogo mistico e inaccessibile in cui spera di imbattersi nell’immortalità.
Fin qui abbiamo già una bella varietà di variopinti personaggi. Ma lasciate che vi parli di Henry Rakham, il fratello maggiore di William, colui che avrebbe dovuto ereditare le profumerie Rakham, ma, con ulteriore ed estrema costernazione del padre, ha preferito la vita spirituale a quella materiale, e, con l’amica di una vita, di cui peraltro è innamorato da una vita, Emmeline Fox, donna assolutamente indipendente ed emancipata per i tempi, tenta di redimere le prostitute dalla loro immorale condotta, sebbene con assai scarsi successi.
E che dire della piccola Sophie Rakham, la figlia dimenticata di Agnes e William? Sophie che ha passato i suoi primi sei anni di vita reclusa nella nursery, perché la madre aveva rimosso di aver avuto una figlia e per il padre era un impiccio di troppo trovarsela davanti?
Eppure, sappiate che troverete molto difficile biasimare William e condannare Agnes. Così come troverete difficile giudicare Sugar, ridere di Henry e sospirare sconsolati per Emmeline Fox. Nessuno di loro è un personaggio veramente negativo, è questa la dimostrazione della bravura di Faber. Ognuno ha un vissuto personale che lo rende solo estremamente umano, imperfetto, predisposto all’errore, come tutti noi.
Oltre ai personaggi principali, sono da menzionare assolutamente anche quelli secondari, composti per lo più dalla folta schiera di servitori che lavorano in casa Rakham, ognuno con la sua personalità e la sua interazione con la vicenda, capace di mostrare l’altro lato della medaglia, il mondo silenzioso e sotterraneo che sostiene la borghesia corrotta che anima le pagine di questo libro, impedendole di afflosciarsi fino in fondo su se stessa.
Nondimeno, quando gli ingranaggi di quel meccanismo innescato con la presa di coscienza di William porteranno Sugar all’ultimo scalino della sua ascesa sociale, trasformandosi da peccaminosa amante e mantenuta, a donna rispettabile con un lavoro come istitutrice in casa dello stesso William, noi lettori sentiamo che in qualche modo la disfatta è vicina, e si sintetizza perfettamente nelle parole di Agnes Rakham: Non mi è mai piaciuto questo posto. Sa di un posto dove tutti si sforzano incessantemente di essere felici, senza il minimo successo.
Agnes, la povera Agnes, che detestava Jane Eyre perché, anziché ammirare la forza di Jane, si immedesimava in Bertha, la moglie pazza rinchiusa nella soffitta dal marito.
E qui mi piacerebbe aprire una piccola parentesi, perché credo di aver fiutato, da amante indiscussa del libro più famoso di Charlotte Bronte, un piccolo omaggio all’immortale Jane Eyre. I personaggi ci sono, o meglio, le parti da loro interpretate: il marito esasperato, la moglie troppo bizzarra per essere considerata a posto con la testa, l’istitutrice che cerca di fare luce sulla vicenda. Ma qui i ruoli si invertono. Cosa pensereste se Jane, anziché votarsi a Rochester, avesse aiutato Bertha a fuggire? E se Rochester stesso, dopo aver avuto Jane e perso Bertha, si fosse reso conto che non aveva mai amato altri che la perduta, folle moglie?
C’è qualcosa di intrigante in questo ‘remake’ totalmente fuori dagli schemi, lasciate che ve lo dica. Ma forse sono solo io che viaggio troppo con l’immaginazione!
Sul finale, per concludere questo sproloquio, che posso dirvi? Ho sentito più di una persona lamentarsi al riguardo, ma personalmente mi sta bene. Non è un finale degno della parola ‘fine’, certo, si sarebbe potuto continuare all’infinito a narrare le vicende di William, Sugar, Agnes e compagnia bella. Ma, come dice Faber congedandosi, questa storia doveva concludersi prima o poi, o lui non ne sarebbe mai venuto fuori. E se la sensazione è che abbia messo un punto, semplicemente, quando non se l’è più sentita di continuare, non posso biasimarlo. Vent’anni per scrivere un romanzo sono piuttosto lunghi…
Perciò, ode a Faber, e ai suoi incredibili, indimenticabili personaggi.

Questo week end, tempo permettendo, voglio vedermi anche la miniserie che ne è stata tratta. Qualcuno l’ha già vista? Impressioni?


giovedì 3 febbraio 2011

Il tizio della tomba accanto: una storia romantica



E' buffo, lei pensa di essere del tutto insignificante. Non ho idea se sia bella o brutta, per me la cosa è del tutto priva d'interesse. Solo lei è come lei.

Sarà che ultimamente mi sono dedicata a tutt’altro tipo di lettura, sarà che era da tempo che non mi facevo quattro risate leggendo un libro, e forse, semplicemente, ne avevo bisogno, ma questo delizioso romanzo mi ha veramente conquistato!
Romantico, divertente, a tratti dissacrante, in alcuni punti fin troppo realistico. Indubbiamente, nonostante l’apparente leggerezza, affronta diverse tematiche importanti e porta a riflettere.
Ma partiamo dall’inizio.
Desirée, bibliotecaria trentacinquenne pallida e slavata, si trova spesso a riflettere seduta davanti alla tomba del marito, biologo, passato a miglior vita dopo essere stato investito da un camion.
La verità è che Desirée ce l’ha con lui, perché in cinque anni di matrimonio non è mai riuscita a comprenderlo davvero e la sua prematura morte non le darà mai modo di sapere chi fosse realmente l’uomo con cui era sposata.
Benny, allevatore di mucche, è rimasto solo a mandare avanti l’azienda di famiglia dopo la morte del padre e della madre, sulla cui tomba si reca spesso a sistemare le numerose piante che adornano la lapide kitch.
I due, che più diversi non potrebbero essere, si trovano spesso a condividere la stessa panchina nel cimitero, disprezzandosi vicendevolmente, fino al giorno in cui qualcosa fa scattare la scintilla.
La storia d’amore che ne nasce è incredibilmente romantica, follemente passionale…inverosimilmente piena di contrasti! Si, perché Benny e Desirée vivono in due mondi opposti, su due differenti stelle, e non basta la buona volontà a far collimare differenti abitudini e stili di vita. E così, se Desirée inorridisce davanti ai centrini della madre di Benny e alla sua pacchiana carta da parati, lui si sente male nell’austero appartamento di lei, considerandolo alla stregua della sala d’attesa di un ambulatorio medico. Lei non riesce a capacitarsi che lui non possa leggere altro che ‘Vita dei campi’, lui, dal canto suo, si chiede come possa lei avere la casa stipata di libri, e leggerli ‘volontariamente’. Lei considera il suo abbigliamento ‘Da pappone’, lui la paragona ad un cadavere sospinto sulla riva. Lei si defila quanto si prospetta l’idea di cucinare e fare ‘la donna di casa’, lui si addormenta agli spettacoli teatrali a cui lei lo trascina…Insomma, totalmente incompatibili su tutti i fronti. Un vero e proprio shock culturale!
Ma l’amore c’è, ed è anche grande.
Il bello del libro sta tutto qua, nella descrizione ironica ed impareggiabile di un rapporto impossibile, che fa acqua da tutte le parti, ma tenuto insieme da un grande amore.
A renderlo ancora più delizioso è la narrazione dai due diversi punti di vista, che si alternano ad ogni capitolo, tratteggiando la sottile ma inevitabile differenza tra i sessi, che rende la storia assolutamente realistica.
Un buono spunto su cui riflettere per realizzare quanto in un rapporto siano di vitale importanza la comprensione, l’accettazione e il compromesso.
Ma anche e soprattutto per capire che una storia non deve necessariamente basarsi su gusti e attitudini in comune, perché le differenze, se affrontate nella maniera giusta, servono da stimolo per crescere e maturare, migliorando.
Consigliato!

D’un tratto mi sono venuti in mente Salami e Zulamit. Sono due personaggi de La via lattea, una poesia di Zacharias Topelius di cui mi ero innamorata da piccola, per quanto non ci capissi quasi niente. Zulamit e Salami sono un uomo e una donna che abitano ciascuno su una stella e si amano al punto da costruire un ponte di stelle attraverso lo spazio. Con un pensiero fuggevole ho immaginato me e lui che trainavamo a turno, Benny che lavorava di cazzuola unendo stella a stella dalla sua parte mentre io, dalla mia, cercavo di saltare da una stella all’altra come fossero lastre di ghiaccio.

domenica 30 gennaio 2011

Meme 2010: libri, libri, libri!



Sarà che amo tutto ciò che parla di libri, sarà che mi appassiona sempre leggere quello degli altri lettori, ma questo MEME mi ha incuriosito da subito, ed ero talmente ansiosa di farlo anch'io che ho praticamente 'costretto' la dolcissima Claire a passarmelo!
Si tratta di un questionario sulle mie letture del 2010, che devo a mia volta passare ad altri cinque blog, ecco quelli che ho scelto:

First Impression
Laddove i pensieri sono confusi
The wise woman cottage garden
Lande di carta
Confession of a Bookaholic

Ed ora passiamo al MEME, anche se prima è doveroso aggiungere che senza aNobii non sarei mai riuscita a fornire le risposte! Santo aNobii, sarà sì una droga e un gorgo insidioso (soprattutto per i lettori compulsivi), ma è indubbiamente un aiuto fondamentale per tenere costantemente aggiornate le proprie letture!



Quanti libri hai letto nel 2010?
57

Quanti erano fiction e quanti no?
Se con fiction si intende un genere letterario a carattere romanzesco, di pura invenzione, la maggior parte erano fiction. Ma ho letto anche saggi monografici, biografie e guide.

Quanti scrittori e quante scrittrici?
26 scrittori e 17 scrittrici.

Il miglior libro letto?
Tanti… La donna del tenente francese, Camera con vista, Le relazioni pericolose, L’età dell’innocenza e la biografia di Maria Antonietta scritta dalla Fraser.

E il più brutto?
Orgoglio e preveggenza, di Carrie Bebris, che ho trovato alla stregua di una pessima fanfiction. Ero curiosa di vedere Lizzy e Darcy nuovamente in pista, ma, orrore…Sembravano due macchiette, due pallide ombre dei personaggi della grande Jane, mi ha irritato fin dalle prime pagine. Insomma, o sei Jane Austen, o non lo sei. In quel caso è meglio lasciar perdere le imitazioni…

Il libro più vecchio che hai letto?
Riccardo III, di William Shakespeare.

E il più recente?
I segreti di una principessa, di Lorenzo Borghese.

Quale il libro col titolo più lungo?
Antigone, volti di un enigma. Da Sofocle alle brigate rosse, di Roberto Alonge.

E quello col titolo più corto?
1984, di George Orwell.

Quanti libri hai riletto?
Nessuno purtroppo, ho una montagna di libri ancora da leggere che mi aspetta da anni e va sempre ingrandendosi…

E quali vorresti rileggere?
Tanti, Jane Eyre e Il conte di Montecristo, soprattutto.

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
La saga ‘La straniera’, di Diana Gabaldon, che quest'anno mi ha conquistata. Ma ho letto parecchi libri anche di Tracy Chevalier.

Quanti libri scritti da autori italiani?
Solo 9, ma ho scoperto due splendide autrici: Benedetta Craveri e Laura Mancinelli

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
18, avendo lavorato in una biblioteca ne sono rimasta un’assidua frequentatrice, e devo ammettere che è un bel risparmio in spazio e denaro, soprattutto per quei libri che lasciano il tempo che trovano. C’è da dire, comunque, che se un libro mi colpisce cerco di procurarmelo per aggiungerlo alla mia libreria.

Dei libri letti quanti erano ebook?
Nessuno. Per adesso resto un’affezionata del formato cartaceo, anche se non nego di provare un pizzico di curiosità… Chissà che nel 2011 non mi decida a fare questa nuova esperienza letteraria!

mercoledì 22 dicembre 2010

Sulla lettura

Sul bellissimo blog Confessions of a Bookaholic
ho trovato questo test, e ho pensato, perchè no?

Ecco le mie risposte:

Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Spesso si. Se mi capita di leggere recensioni interessanti (riviste, blog, Anobii) di solito mi segno i libri; ma il più delle volte i miei acquisti sono random: entro in libreria e non so mai con quale libro uscirò (ma soprattutto, con quanti libri uscirò!)

Dove compri i libri: in libreria o online?
Sono fan di entrambe le soluzioni: ovvio, le librerie sono posti magici, in cui passerei le giornate sfogliando i libri e leggendo la quarta di copertina; ma anche le librerie online sono luoghi di perdizione, e spesso insieme alla foto della copertina e ai dati del libro si trovano anche interessanti opinioni dei lettori, che non guastano mai. Per non parlare della gioia di vedersi recapitare il pacchetto a casa, e scartarlo con ansia...

Aspetti di finire la lettura di un libro prima di acquistarne un altro o hai una scorta?
Lasciamo perdere…Ho dei libri che mi attendono da anni, negli scaffali, sulle mensole, impilati un po’ dappertutto. Sono una compratrice compulsiva di libri, non riuscirò mai a trovarmi nella condizione di ‘non avere niente da leggere sotto mano’.

Di solito quando leggi?
Prima di andare a dormire, ho un rituale: tisana o tè e libro. Ad ogni modo, quando so di dovermi spostare con i mezzi o di dover attendere mi porto sempre un libro, nell’evenienza.

Ti fai influenzare dal numero di pagine quando compri un libro?
Assolutamente no, che siano novanta pagine o milleottocento non ha importanza, se il libro è buono.

Genere preferito?
Vado a fasi alterne, ultimamente sono abbastanza fissata con i romanzi storici e le biografie, ma nella mia libreria si possono trovare anche un discreto numero di fantasy e horror. Per non parlare dei romanzi ottocenteschi. Non sono invece una grande fan di fantascienza e harmony.

Autore preferito?
Qui ci sarebbe da spendere un discreto numero di parole, perché sostanzialmente, più leggo, e più scopro autori che non posso fare a meno di amare. Fino ad oggi, comunque, credo che potrei citare due nomi: Alexandre Dumas (padre) e Alessandro Baricco. Baricco lo amo dai tempi del liceo, ho letto tutti i suoi libri, e credo che alcuni di essi si possano paragonare a degli scrigni magici, pieni di parole mescolate in modo tanto personale e mirabolante da lasciare increduli. A Dumas mi sono accostata solo da qualche anno, ma è stato amore dalla prima pagina. Lo stile impeccabile, i personaggi perfettamente delineati, le situazione avventurose e rocambolesche in cui si viene catapultati… Non c’è autore che mi abbia fatto fare le ore piccole come Dumas. Fortunatamente sono solo all’inizio, mi aspettano ancora tante, tante, tante pagine di questo meraviglioso autore.

Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Alle elementari, con i ‘Piccoli brividi’. In quinta elementare li avevo già letti tutti, e anche i racconti di Poe, le edizioni ridotte di Sherlock Holmes e Ivanhoe…Poi sono subentrati i libri del Battello a vapore, i Mistery per ragazzi, la collana ‘le ragazzine’…E alle medie, Stephen King. Con ‘It’ ho inaugurato la mia stagione di letture per adulti.

Presti i tuoi libri?
Sì, ma detesto quando me li restituiscono dopo mesi!

Leggi un libro alla volta o riesci a leggerne diversi contemporaneamente?
Quasi sempre ne leggo più di uno alla volta, spesso anche tre o quattro. Ci sono talmente tanti libri che vorrei leggere che non riesco a finirne uno senza averne iniziato un altro. Però se un libro mi prende solitamente lascio da parte gli altri e mi dedico assiduamente a quello.

I tuoi amici/familiari leggono?
Si, di norma la mia è una famiglia di gran lettori, motivo per cui non sappiamo più dove cacciare tutti i libri che girano per casa. Abbiamo anche due o tre copie dello stesso libro perché ognuno ha la sua, con tanto di ex-libris.

Quanto impieghi mediamente a leggere un libro?
Dipende. Se ho tempo e il libro mi prende riesco anche a rimanerci attaccata ininterrottamente fino alla fine, e a consumarlo in una giornata. Ma se non è un buon periodo o non è il libro giusto lo leggo e lo abbandono ad intermittenza, mettendoci anche dei mesi, e leggendo altro in contemporanea.

Quando vedi qualcuno che legge, ad esempio sui mezzi pubblici, sbirci il titolo del libro?
Sempre.

Se tutti i libri al mondo venissero distrutti e potessi salvarne uno soltanto, quale salveresti?
Oh cielo…Questa è una bella domanda. ‘Jane Eyre’, probabilmente, ma cercherei qualche sistema anche per non abbandonare ‘Il conte di Montecristo’.

Perchè ti piace leggere?
Per viaggiare, innamorarmi, divertirmi, commuovermi…Solo i libri ti offrono illimitate possibilità stando chiusi in una stanza. Sono magici.

Leggi libri in prestito o solo libri che possiedi?
Ho lavorato per un anno in una biblioteca, perciò molte delle mie letture sono avvenute su libri presi in prestito. Amo questa condivisione, amo trovare piccoli segni (orecchiette o segni a matita) che mi facciano capire quanta strada abbia fatto quel libro prima di finire tra le mie mani (e quanta ancora ne farà, magari visitando spiagge, luoghi lontani, etc). Ma amo anche il fatto di avere un libro nuovo tra le mani, di possederlo, di infilarlo nella mia libreria e poterlo sfogliare quando ne ho voglia.

Quale libro non sei mai riuscita a finire?
‘La strada di Swann’ di Marcel Proust. Ci ho provato due volte, e due volte, con profondo sconforto, mi sono arenata verso pagina cinquanta.

Hai mai comprato libri solo per la copertina? Cosa ti colpisce delle copertine?
Si, mi è capitato. In realtà, non riesco a fare a meno di gettare un’occhiata alle copertine che riproducono un’opera d’arte, motivo per cui sono un’assidua compratrice degli Oscar classici Mondadori.

C'è una casa editrice che ti colpisce particolarmente? Perchè?
Come appena detto sopra, amo gli Oscar classici della Mondadori. Ma la casa editrice che preferisco è l’Adelphi, la trovo molto raffinata nel selezionare i suoi titoli.

Porti i libri ovunque o li tieni al sicuro in casa?
Ovunque.

Qual è il libro che ti hanno regalato e che hai maggiormente apprezzato?
‘I pattini d’argento’, regalo di mio padre, avrò avuto otto o nove anni, ed era una bellissima edizione illustrata, la adoravo.

Come scegli un libro da regalare?
Di solito mi butto su libri che ho già letto e che mi sono piaciuti. Erroneamente ho la convinzione che se una cosa è piaciuta a me piacerà sicuramente anche ad altri. A volte ci prendo, comunque!

La tua libreria è ordinata secondo un criterio particolare?
Più che altro è suddivisa tra ‘libri che ho letto’ e ‘libri che devo ancora leggere’. Ma ho uno scaffale speciale dedicato ai libri che amo di più.

Quando leggi un libro che ha delle note, le leggi o le salti?
Se sono di vitale importanza per la comprensione del testo le leggo, ma il più delle volte le salto.

Leggi eventuali introduzioni, prefazioni, postfazioni o le salti?
Sempre, dopo aver finito il libro.

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