giovedì 10 febbraio 2011

Acqua agli elefanti


L'età è un ladro tremendo. Proprio quando capisci come funziona la vita, ti taglia le gambe e ti immobilizza la schiena.

Jacob Jancowski ha novantatré anni. O novanta.
Quando si arriva ad una certa età risulta sempre più difficile ricordare anche le cose più semplici.
Eppure, c’è qualcosa che Jacob, ospite ormai fisso in una struttura per anziani, non potrà mai dimenticare. Qualcosa di cui non ha mai fatto parola con nessuno, un segreto che ci viene appena svelato nelle prime pagine di questo libro magico, appena un accenno…prima che il tendone si spalanchi davanti ai nostri occhi e lo spettacolo cominci.
Sono gli anni trenta negli Stai Uniti, gli anni della Grande Depressione.
Jacob Jancowski, studente in una delle più prestigiose università del paese, sta per conseguire la laurea in veterinaria e succedere al padre nello studio di famiglia. La sua vita è la vita di un qualunque ventenne di buona famiglia, con un luminoso avvenire dinnanzi a se. Almeno fino al giorno in cui i suoi genitori non muoiono entrambi in un incidente d’auto, e Jacob si ritrova solo, privato dello studio di famiglia e della sua stessa casa, pignorati a causa degli enormi debiti accumulati dal padre.
L’unica soluzione ad una situazione tanto disperata, o se non altro, l’unica che Jacob vede dinnanzi a se, è quella della fuga, ed è esattamente in questo momento che il destino apre per lui una nuova, insolita porta, facendo in modo che il ragazzo si imbatta, nella notte, in un treno composto da vari carrozzoni, a cui si aggrappa come se fosse l’ultima spiaggia.
Il treno si rivelerà essere quello dei ‘Grandi fratelli Benzini’, nome preso in prestito dall’attuale direttore del circo che vi viaggia sopra, il disonesto Zio Al, e il mondo in cui Jacob atterrerà sarà quello affascinante e, per molti aspetti terribile, dei circhi itineranti: freak, acrobati ed animali esotici di ogni genere. Ma anche un sadico e dispotico domatore, August Rosenbluth, e la sua affascinante moglie Marlena, la star del circo, la ragazza dei cavalli, per cui Jacob prova da subito una intensa ed inspiegabile attrazione.
Il mondo del circo appare inizialmente come il posto ideale per sfogare la propria frustrazione, e Jacob accetta di buon grado la proposta di prendervi parte come veterinario, proposta rivoltagli dal subdolo direttore che da anni cercava di aggregare un ‘vero’ veterinario al suo staff.
Ben presto, tuttavia, Jacob si renderà conto che il dorato e sfavillante mondo del circo è ben lontano dallo spettacolo che ogni sera viene messo in scena: le condizioni estreme in cui versano animali e addetti ai lavori sono perlopiù disumane, e due figure, su tutte, sono le più esposte alle cattiverie e alla follia del dispotico August: Marlena e Rosie, la dolce elefantessa per cui Jacob prova un profondo affetto.
In un perfetto ed equilibrato alternarsi di flashback, l’anziano Jacob ricorda la sua vita in quegli anni, rivelando, in ultimo, lo sconcertante segreto che per lungo tempo l’ha costretto al silenzio.
Finale commovente e pieno di ottimismo.
La scrittura di Sara Gruen è piacevole e fluida, e il libro scorre via che è una meraviglia. Nelle postille finali l’autrice non manca di ricordare che per scrivere questo romanzo si è a lungo documentata sui circhi itineranti di quegli anni, e confessa che molti particolari della storia, soprattutto i più eccessivi, sono tratti da fatti realmente accaduti, lasciando il lettore piuttosto sgomento.
Per aprile è prevista l’uscita del film nelle sale italiane:


Ad interpretare Jacob sarà Robert Pattinson, che non amo particolarmente, anche se devo ammettere di trovarlo perfettamente azzeccato per questa parte, mentre Marlena sarà interpretata da Reese Witherspoon.



Il trailer lascia presagire un film ben fatto, conforme con il libro e in linea con lo spirito trasmesso dall’opera, sono molto curiosa!
E voi cosa ne pensate, vi ispira?

Trailer ufficiale

mercoledì 9 febbraio 2011

La Parigi di Maria Antonietta: recensione e intervista all'autrice


Titolo: La Parigi di Maria Antonietta. Tutto a te mi guida
Autore: Mortali Alice
Dati: 2010, 256 p., brossura
Editore: Damocle (collana I saggi)
Sito web dell'autrice: Alice Mortali

Vi avevo già parlato di questa splendida ed utile guida, senza tuttavia approfondire l'argomento, cosa che mi propongo perciò di fare in questo post, perchè penso valga veramente la pena soffermarsi sui contenuti di questo libro, molto ben scritto ed interessante, oltre al fatto che ho avuto la fortuna di poter porre personalmente delle domande all'autrice, che si è rivelata una persona veramente gentile e disponibile.

Ancora oggi molte persone, evidentemente poco informate, hanno la tendenza ad associare al nome di Maria Antonietta la tanto famosa quanto sconcertante affermazione: ‘Se il popolo non ha pane, che mangino brioches!’.
Niente di più sbagliato se si considera che Maria Antonietta non pronunciò, ne si sarebbe mai sognata di pronunciare quelle sciagurate parole.
Chi era dunque questa chiacchierata Regina che tanti dipingono ancora come colei che, con la propria avidità e scelleratezza, trascinò un intero paese in rovina?
Ce lo spiega Alice Mortali nel suo libro La Parigi di Maria Antonietta, prendendoci per mano e conducendoci, passo dopo passo, nei luoghi che fecero da sfondo alla vita di questa sfortunata ed incompresa sovrana, dagli splendori di Versailles alla tetra cella della Conciergerie in cui Maria Antonietta trascorse i suoi ultimi giorni.
Con una scrittura sciolta ed elegante, l’autrice ci introduce a tutti gli avvenimenti salienti nell'esistenza della Regina, senza tralasciare nulla, ma servendosi di un codice narrativo di raffinata semplicità ed immediatezza, che rende il testo piacevole e fruibile a chiunque, anche a chi non si è mai avvicinato al personaggio. L’abilità di Alice Mortali è proprio quella di coinvolgere il lettore, di farlo appassionare, guidandolo in un percorso suggestivo e ricco di fascino, in cui alla guida attraverso la città si aggiungono approfondite ed accurate nozioni storiche, frutto di un lungo ed attento studio.


Ed ecco che, dalle sue pagine, emerge un vivido ritratto di donna che cambia nel tempo: poco più che bambina quando giunse a Versailles, Maria Antonietta fece parlare di sé l’intera corte con le proprie sconsideratezze quali il gioco, i gioielli, i vestiti e le improbabili acconciature, una vera e propria ‘Queen of fashion’, che pensava più al divertimento che al dovere. Nessuno immaginava che dietro a questo frivolo e dispendioso atteggiamento si celasse un’anima sola e ferita: l’anima di una donna da troppe notti umiliata da un marito del tutto inadeguato.
Quando, dopo sette lunghi anni, le nozze verranno finalmente consumate, con la maternità la Regina raggiungerà finalmente l’equilibrio, mettendo da parte gli svaghi e le avventatezze della gioventù, ma sarà troppo tardi. L’etichetta che l’intera corte le ha appiccicato addosso è quella di ‘Madame Deficit’, e la storia della Francia si sta rapidamente avviando verso un tragico e radicale cambiamento, tanto rapidamente che Maria Antonietta non riuscirà mai a far cambiare l’opinione negativa che i suoi sudditi si sono fatti nel corso degli anni: pagherà i propri errori e le colpe che non ha mai commesso con perdite ed umiliazioni, e solo nella disperazione tirerà fuori la parte migliore di sé, restando a testa alta davanti alle avversità fino all’ultimo, tragico, epilogo.

La Parigi di Maria Antonietta è l’emozionante racconto della vita di questa donna, ed è una guida attraverso la città che l’ha accolta a braccia aperte al suo arrivo, per poi ripudiarla alla fine. Ogni luogo, ogni palazzo, teatro, caffè, prigione, piazza che ha fatto da sfondo ad una parte della sua esistenza viene puntualmente registrato dalla Mortali, che si preoccupa di segnalare anche i musei contenenti i pochi reperti sopravvissuti alla Rivoluzione, e i siti più curiosi, come l’indirizzo dove sorgeva l’atelier di Madame Bertin, la sarta di Maria Antonietta, e quello della farmacia, ancora esistente, dove il conte Hans Axel von Fersen comprava l’inchiostro simpatico per scrivere alla sua amata.
In fondo al testo sono segnalati orari e indirizzi di tutti i luoghi citati, più una utile ed elegante mappa della città, dove le tappe sono indicate da una rosa.
Il fiore preferito della Reine.

E adesso passiamo all'intervista all'autrice, che ha avuto la gentilezza di mettere a disposizione parte del suo tempo per rispondere a queste domande.

• Ciao Alice, benvenuta in questo blog! Parlaci un po’ di te, come nasce la tua passione per la scrittura?

Salve a tutti e grazie dell'invito. La passione per la scrittura è nata in realtà dall'amore per il personaggio. Mi spiego meglio: questo libro è il frutto di una ricerca svolta, almeno all'inizio, principalmente ad uso e consumo personali. Stavo cercando più informazioni possibili sui luoghi di Parigi legati ad una figura da cui ero, ormai da parecchio tempo, letteralmente ammaliata. Quando dopo una serie di letture, ricerche e viaggi, la mole delle informazioni è diventata corposa, ho deciso di buttare giù una specie di canovaccio che piano piano è divenuto un manoscritto di ben 250 pagine. Non ho cominciato a scrivere con l'idea che un giorno qualcuno avrebbe potuto leggere e magari interessarsi al mio lavoro, ma quando è successo è stato davvero meraviglioso.

• Come si è sviluppato il tuo interesse per Maria Antonietta? Qual'è l’aspetto che più ti ha colpito di questa sfortunata sovrana?


L'interesse per Maria Antonietta nasce quasi per caso. Sono sempre stata una grande appassionata di storia e di arte. Sin dall'adolescenza ho iniziato a leggere biografie storiche di importanti personaggi del passato, soprattutto femminili. Poi quattro anni fa lessi per caso la biografia della scrittrice inglese Antonia Fraser "Maria Antonietta. La solitudine di una regina". Pur essendo un libro di per se molto accurato, decisi di andare più a fondo e di indagare maggiormente su questo affascinante personaggio: Maria Antonietta mi aveva già colpita al cuore. Come ho scritto nel libro, la vita di Maria Antonietta non può non affascinare: quando si racconta la sua storia si passa dagli ori e gli sfarzi della reggia di Versailles, alla desolazione del più sudicio dei carceri, dalla frivolezza e la felicità, alla tragicità e al dolore. Maria Antonietta ammalia e stordisce per il suo stile, per la sua insolita vita di coppia, per le sue "follie" come l'Hameau al Trianon, le acconciature, gli ori e i gioielli. Poi però, senza neanche rendersene conto, andando un pochino più a fondo, ci si trova davanti a una donna sola, poco amata (se non da amici compiacenti e forse da un affascinante conte svedese), una madre che ha visto morire due dei suoi quattro figli, una regina che ha perduto il trono, una vedova che a cui hanno ucciso il marito, una prigioniera che a soli 37 anni perderà anche la vita, senza però mai perdere la forza d'animo e la dignità.

• Mentre svolgevi le tue ricerche sul campo, quale tappa di questo percorso ti ha emozionato maggiormente? E quale consideri veramente indispensabile per chiunque voglia avvicinarsi a Maria Antonietta attraverso i luoghi che fecero da sfondo alla sua vita?

Ogni luogo visitato ha suscitato in me forti emozioni: dall'angoscia allo stupore, fino alla commozione. Di tutti i luoghi visitati però credo che l'emozione maggiore sia stata la visita agli appartamenti privati della Regina alla reggia di Versailles: in queste stanze così riservate e poco frequentate dai turisti, ho avuto per la prima volta la sensazione di entrare in contatto col suo essere e con la sua quotidianità. Si ha come l'impressione che la Regina si sia appena allontanata e che sarà di ritorno da un momento all'altro. Tra le tappe indispensabili per ogni appassionato della regina consiglio ovviamente la reggia di Versailles, magari con visita agli appartamenti privati, il Petit Trianon, la prigione della Conciergerie e la basilica di Saint-Denis. Tra i musei, imperdibile a mio avviso è la visita al Musée Carnavalet che conserva alcuni preziosi e rari cimeli.

• Pensi che un personaggio discusso come Maria Antonietta abbia qualcosa da insegnare anche ai giorni nostri?


Il messaggio più forte arriva dalla "donna" Maria Antonietta e non dalla "regina": è ovviamente impossibile condividere oggi i valori monarchici e le usanze dell'epoca in cui alla visse. Penso quindi che la donna Maria Antonietta vada apprezzata soprattutto per il modo in cui è rimasta fedele alle sue convinzioni e ai suoi valori, senza vacillare mai, neanche di fronte alla morte. Anche se in extremis, è riuscita a cancellare la Maria Antonietta frivola e spensierata e a lasciare ai posteri un'immagine più forte e duratura : quella della donna e della madre che nel momento più cupo della sua vita trova la forza per difendere i suoi ideali e il futuro dei suoi figli.

• Negli ultimi anni, per portare a termine il tuo lavoro, hai compiuto diversi viaggi a Parigi. Com’è il tuo rapporto con questa città?

Credo che Parigi sia una delle più belle e affascinanti città del mondo, una vera e propria miniera senza fine di arte e storia: in pratica è la mia città ideale. Durante le ricerche per il libro, sono stata a Parigi cinque volte in tre anni. I viaggi sono stati dei veri e propri tour de force: troppe cose da vedere, da cercare, da chiedere e sempre troppo poco tempo a disposizione. Durante questi soggiorni ho avuto modo di incontrare persone di una gentilezza e disponibilità infinite, come ad esempio due preparatissimi Conferencier del Castello di Versailles ma anche persone maleducate e irrispettose, come il "simpaticissimo" concierge degli Archivi Nazionali. A parte questi piccoli incidenti di percorso, Parigi è una città unica e meravigliosa della quale ho ricordi meravigliosi e dalla quale non si riesce a star lontani troppo a lungo.

• Per scrivere questa raffinata guida hai consultato moltissimo materiale, come dimostra la fornita bibliografia presente, è stato difficile reperire tutte le informazioni necessarie?

Si, reperire il materiale necessario è stata la parte più complicata: molte validissime opere scritte sulla Regina sono purtroppo fuori catalogo e molto spesso disponibili solo in Francia. Da questo punto di vista la ricerca non è sempre stata facile. Va detto però che ho ricevuto un valido ed insostituibile sostegno da alcuni preparatissimi e appassionati membri del forum del sito www.ladyreading.net.
Senza il loro supporto non sarei mai riuscita a portare a termine il mio lavoro e per questo colgo l'occasione per ringraziarli tutti, uno per uno.

• Hai qualche consiglio da dare per chiunque voglia cimentarsi in un libro su un personaggio storico?

Il mio consiglio è quello di scegliere un tema o un personaggio a cui si è davvero interessati: personalmente ho letto per più di tre anni solo ed esclusivamente libri e documenti su Maria Antonietta e se non avessi avuto una forte curiosità e passione per il personaggio non credo ci sarei mai riuscita. Seconda cosa importantissima è il controllo delle fonti: scrivere di Storia è difficile e ci si trova su di un terreno spesso accidentato. Bisogna controllare e verificare all'infinito date, nomi, eventi, non ci si può permettere di inventare nulla, soprattutto se lo scopo è la pubblicazione. Da questo punto di vista, è indispensabile sottoporre il lavoro al giudizio di più di una persona competente in materia prima di iniziare ad inviare il manoscritto alle varie case editrici: quando si rilegge il proprio scritto per la centesima volta si corre il rischio di non vedere più i propri errori..io ne so qualcosa.

• Grazie per averci dedicato il tuo tempo Alice! Per concludere, vuoi aggiungere qualcosa sul tuo libro?

Vorrei approfittare dell'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno letto e apprezzato il mio libro. Spesso ricevo mail da persone che sono rimaste colpite dalla scorrevolezza e dalla semplicità con cui vengono esposti eventi magari non noti ai più. Il mio intento era proprio quello di scrivere un libro adatto a tutti, non solo agli ammiratori e agli appassionati della Regina. La soddisfazione maggiore è quella di sapere che anche chi prima non aveva mai sentito parlare della sfortunata sovrana, grazie al mio libro è riuscito ad avvicinarsi al personaggio e magari ha deciso di trascorrere un insolito week-end parigino con "La Parigi di Maria Antonietta" in tasca.
Grazie mille e complimenti per questo raffinato ed interessantissimo blog.

martedì 8 febbraio 2011

Ophelia nell'arte, nella poesia e nella canzone


( Jules Joseph Lefebvre, Ophelia)

C'è del rosmarino, che significa ricordo - ti prego amore, ricorda -
e ci sono le viole, che stanno per i pensieri.

(W. Shakespeare - Amleto, atto IV, scena V)

Shakespeare, si sa, amava le donne.
Le sue opere sono costellate da splendidi ritratti di grandi personaggi femminili: Porzia, l’astuta principessa de ‘Il mercante di Venezia’, Titania, la capricciosa regina delle fate in ‘Sogno di una notte di mezza estate’, Desdemona, la donna tradita di ‘Otello’, l’intrepida Viola de ‘La dodicesima notte’. E ancora, l’indomabile Catherine de ‘La bisbetica domata’, l’amorevole forza di Cordelia in ‘Re Lear’, l’impareggiabile Lady Machbet, Giulietta, che sfida il buon nome della famiglia per amore …
Sono tante, e sono caratterizzate, quasi tutte, da una singolare astuzia e indipendenza, o da una grande forza interiore.
Poi, ci sono i casi come quello di Ophelia.
Ophelia, ingenua e delicata come un fiore, uno di quei fiori che si diverte a cogliere ed intrecciare un’ultima volta, prima della fatale morte che la attende sotto le spoglie di un ramo di salice troppo esile per sostenere il suo peso, che si spezza lasciandola cadere in un fiume dalle acque torbide
Ophelia, resa folle dall’amore.
Un personaggio fragile e limpido. Deluso e disperato.
Eppure, nonostante l’apparente semplicità, è proprio lei la donna shakesperiana più misteriosa.
La più raffigurata, la più decantata, la più…amata, al punto che pittori, poeti e cantautori si sono più volte cimentati con il suo personaggio, con il suo sguardo vacuo e indifferente, segnato da un dolore troppo grande e impossibile da comprendere.
Ophelia, che leggiadra coglie fiori, senza sapere che presto riposerà sul letto del fiume.

(John Everett Millais, Ophelia)


C'è un salice che cresce di traverso
ad un ruscello e specchia le sue foglie
nella vitrea corrente; qui ella venne,
il capo adorno di strane ghirlande
di ranuncoli, ortiche, margherite
e di quei lunghi fiori color porpora
che i licenziosi poeti bucolici
designano con più corrivo nome
ma che le nostre ritrose fanciulle
chiaman "dita di morto"; ella lassù,
mentre si arrampicava per appendere
l'erboree sue ghirlande ai rami penduli,
un ramo, invidioso, s'è spezzato
e gli erbosi trofei ed ella stessa
sono caduti nel piangente fiume.
Le sue vesti, gonfiandosi sull'acqua,
l'han sostenuta per un poco a galla,
nel mentre ch'ella, come una sirena,
cantava spunti d'antiche canzoni,
come incosciente della sua sciagura
o come una creatura d'altro regno
e familiare con quell'elemento.
Ma non per molto, perché le sue vesti
appesantite dall'acqua assorbita,
trascinaron la misera dal letto
del suo canto ad una fangosa morte.

(W. Shakespeare - Amleto atto IV, scena VII)

(Paul Albert Steck, Ophelia)

(Carl F. W. Trautschold, Ophelia)

(Richard Redgrave, Ophelia)

(James Sant, Ophelia)

(Pascal Adolphe Jean Dagnan, Ophelia)

Ofelia
I
Sull'acqua calma e nera, dove dormono le stelle,
come un gran giglio ondeggia la bianca Ofelia,
ondeggia lentamente, stesa fra i lunghi veli...
- Dalle selve lontane s'odono grida di caccia.
Son più di mille anni che la triste Ofelia
passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero.
Son più di mille anni che la sua dolce follia
mormora una romanza alla brezza della sera.

Il vento bacia i suoi seni e dischiude a corolla
i grandi veli cullati mollemente dalle acque;
I salici frusciando piangono sulla sua spalla,
sull'ampia fronte sognante si chinano le canne.
Le ninfee sfiorate le sospirano intorno,
ella risveglia a volte, nel sonno di un ontano,
un nido da cui sfugge un piccolo fremer d'ali:
- un canto misterioso scende dagli astri d'oro.
II
O pallida Ofelia, bella come la neve!
Tu moristi fanciulla, da un fiume rapita!
- I venti che precipitano dai monti di Norvegia
ti avevano parlato dell'aspra libertà;
e un soffio, sconvolgendo le tue folte chiome,
all'animo sognante portava strani fruscii;
il tuo cuore ascoltava il canto della Natura
nei gemiti delle fronde, nei sospiri delle notti;
l'urlo dei mari in furia, come un immenso rantolo,
spezzava il tuo seno acerbo, troppo dolce ed umano;
ed un mattin d'aprile, un bel cavaliere pallido,
un povero folle si sedette muto ai tuoi ginocchi!
Cielo! Amore! Libertà! Qual sogno, mia povera folle!
Tu ti scioglievi a lui come la neve al sole:
le tue grandi visioni ti strozzavan la parola
- e l'Infinito tremendo smarrì il tuo sguardo azzurro!
III
Ed il poeta dice che ai raggi delle stelle
vieni a cercar, di notte, i fiori che cogliesti;
e d'aver visto sull'acqua, distesa fra i lunghi veli
la bianca Ofelia ondeggiare come un gran giglio.

(Arthur Rimbaud)


(Arthur Hughes, Ophelia)

(Eugene Delacroix, The death of Ophelia)


(Georges Jules Victor Clairin, Ophelia)

(Henry Gervex, Ophelia)

(Annie Ovenden, Ophelia)

(Henry Nelson O'Neil, Ophelia)

"...Now Ophelia, she's 'neath the window
For her I feel so afraid
On her twenty-second birthday
She already is an old maid

To her, death is quite romantic
She wears an iron vest
Her profession's her religion
Her sin is her lifelessness
And though her eyes are fixed upon
Noah's great rainbow
She spends her time peeking
Into Desolation Row..."

(Bob Dylan - Desolation row)



(John William Waterhouse, Ophelia - disegno preparatorio)

(John William Waterhouse, Ophelia)

(John William Waterhouse, Ophelia)

(John William Waterhouse, Ophelia)

(John William Waterhouse, Ophelia)

(Joseph Kronheim, Hamlet act IV -scene i Ophelia gathers flowers by the stream)

(W.G. Simmonds, The Drowning of Ophelia)

(Alexandre Cabanel, Ophelia)

(Antoine Auguste Ernest Hebert, Ophelia)

(Arthur Prince Spear Ophelia)

(Pierre Auguste Cot, Ophelia)


Francesco Guccini



sabato 5 febbraio 2011

Carl Larsson: il pittore della quotidianità


Questa è la storia di un uomo nato povero, e di come il talento, la costanza e la determinazione possano cambiare la vita.



Guardando i quadri di Carl Larsson, uno dei più grandi pittori svedesi a cavallo tra il XIX e il XX secolo, non si può fare a meno di sentirsi trasportare in un’atmosfera di intimità e confidenza, dove tutto sa di tepore casalingo e serene attività domestiche, voci e risate di bambini.





Ciò nonostante la pittura di Larsson è ben lungi dall’essere fedele ritratto di un soave idillio, e si può considerare, molto più realisticamente, una sorta di diario visivo dell’artista, che negli anni ha riprodotto nei suoi dipinti ad acquarello la quotidiana realtà che lo circondava.
Carl Larsson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853. La sua fu una famiglia molto povera, e viveva in una tale condizione di miseria che il pittore, più avanti, annoterà nel suo romanzo autobiografico: ‘Era l’inferno in terra! La fame era l’ultimo dei nostri problemi: con il tempo ci si abituava a sopravvivere con poco…di regola non avevamo nulla…La consunzione infuriava, intorno a noi scoppiavano liti violente, si viveva in mezzo alla prostituzione, ad assassini e ladri dichiarati’.
Carl, tuttavia, sembrava aver ereditato dal nonno materno, pittore di professione, un vero e proprio talento artistico, che il suo insegnante di disegno alla scuola dei poveri non mancò di notare raccomandando l’allora tredicenne Carl all’Accademia d’arte di Stoccolma.
Il suo primo impiego fu per il giornale umoristico Kasper, e successivamente come artista grafico per il giornale Ny Illustread Tidning, la cui retribuzione annua gli consentiva addirittura di aiutare finanziariamente i genitori.
Nel 1877 partì per Parigi, che all’epoca era il fulcro dell’arte occidentale, per poi trasferirsi in seguito a Grez, a 70 chilometri dalla capitale. Qui scoprì la tecnica dell’acquarello, e mise a punto un metodo di applicare il colore in maniera rarefatta e delicatamente velata, che avrebbe improntato la sua futura attività artistica.
Il prestigio di Larsson andò via via aumentando, fino a quando, dopo numerosi tentativi rifiutati, nel 1883 i suoi quadri furono accettati nel salone di Parigi e addirittura premiati.
Il 1883 fu un anno importante anche per un altro avvenimento significativo nella vita di Larsson: il matrimonio con Karin Bergöö, che fu per lui moglie devota e musa ispiratrice. Madre dei suoi sette figli Karin fu, fino alla fine, la compagna critica del suo percorso, ed un inesauribile fonte di vita ed illuminazione, come si può vedere nei numerosi acquarelli in cui Larsson la raffigurò nel corso degli anni.






La giovane famiglia Larsson ricevette in dono dal padre di Karin ‘Lilla Hyttnäs, il cottage di Sundborn, a nord di Stoccolma, stabilendovisi definitivamente nel 1891. Da questo momento è possibile lasciar narrare la storia del pittore interamente dai suoi album di acquarelli, dai quale si trae un’immagine precisa della casa e dei suoi abitanti, delle loro abitudini e di quelle degli abitanti di Sundborn che ruotavano intorno alla propetà.




Larsson lavorò fino a poco prima della sua morte, avvenuta il 22 gennaio 1919.
Oggi la casa di Sundborn è diventata un museo dedicato all’artista, all’unanimità considerato uno dei più grandi pittori svedesi.











'Sono in un prato bellissimo e immenso, disseminato di fiori, dove tutto è colore...' (Carl Larsson)

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...