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venerdì 9 marzo 2012

Les adieux à la Reine: un nuovo film su Maria Antonietta


Il film di Benoit Jacquot, che vede Diane Kruger vestire i panni della Regina di Francia Maria Antonietta, ha aperto la 62esima edizione del Festival di Berlino, senza tuttavia riscuotere un grande successo di critica.
La pellicola, basata sull’omonimo romanzo di Chantal Thomas (Addio, mia Regina), inizia il giorno della presa della Bastiglia, 14 luglio 1789, e ripercorre i terribili giorni che vedono la caduta della monarchia, rappresentata dalla capitolazione dei sovrani francesi, Luigi XVI e Maria Antonietta.
La vera protagonista del film è Sidonie Laborde, lettrice ufficiale della Regina, dunque un punto di vista innovativo rispetto ai precedenti film sulla famosa sovrana, ovvero quello della servitù che si aggira silenziosa ed impaurita dietro gli specchi dorati di Versailles, all’alba dell’avvenimento che rivoluzionerà per sempre i costumi sociali dell’epoca.


Il film proporrà una versione piuttosto atipica di Maria Antonietta, calata per l’occasione in un triangolo amoroso lesbico che la vede, allo stesso tempo, oggetto del desiderio di Sidonie (Léa Seydoux) e vittima delle attenzioni da parte della Duchessa di Polignac (Virginie Ledoyen).



Diane Kruger, intervistata riguardo al personaggio di Maria Antonietta, ha affermato: «Mi sono identificata con Maria Antonietta soprattutto alla fine. Come nelle biografie che le sono dedicate, quella di Stefan Zweig e il romanzo di Chantal Thomas, da cui è tratto il film, è una donna superficiale e frivola, vanesia, che, quando comprende che in qualche modo sta per giungere a un tragico epilogo, recupera dignità, si prende le sue Responsabilità, e allora, sì, si trasforma in una Regina».


Il film dovrebbe uscire nelle sale italiane dopo l'estate. Che ve ne pare?
Io sono piuttosto curiosa e, nel frattempo, penso che leggerò il romanzo della Thomas!
Trailer (in francese)

lunedì 14 febbraio 2011

Maria Antonietta e Fersen


Oggi si festeggia l'amore, e, anche se non sono una grande estimatrice della giornata di S. Valentino, ho pensato di dedicare un post ad una grande storia d’amore, quella tra la Regina di Francia Maria Antonietta e il bel conte svedese Hans Axel von Fersen.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, la loro non fu una semplice relazione clandestina fatta di attimi rubati, ma una vera e propria storia d’amore basata su un rapporto profondo che li accompagnò per tutta la vita.
Non ci sono prove certe che fossero amanti a tutti gli effetti, certo era invece che entrambi attribuissero a questo romantico rapporto un’importanza speciale, che gli permise di non dividersi mai veramente, nonostante la distanza che molto spesso li separava.


Il loro primo incontro avvenne la notte del 30 gennaio 1774, ad un ballo mascherato.
Il giovane Fersen, che in quegli anni stava completando la propria educazione di gentiluomo intraprendendo un Grand Tour (molto in voga all’epoca) presso le principali capitali europee, era appena giunto a Parigi.

Nato il 4 settembre 1755 aveva appena due mesi più di Maria Antonietta, era figlio di una nobildonna e del primo maresciallo dell’esercito svedese, ‘l’uomo più ricco della Svezia’, parlava correntemente cinque lingue, e pare fosse un uomo di straordinaria bellezza: alto e slanciato, aveva profondi occhi azzurri sormontati da folte sopracciglia scure, ed un aria sempre vagamente malinconica, che indusse il duca di Lévis a paragonarlo ad un eroe da romanzo, mentre, proprio per la straordinaria avvenenza, si meritò l’appellativo di ‘The picture’, il quadro, dalla duchessa di Denvoshire ,Georgiana, e quello di ‘Apollo’ da Lèonard, il parrucchiere della Regina.
Il 30 gennaio 1774 Fersen si recò al ballo in maschera tenutosi al teatro di Parigi, arrivandovi all’una di notte. Tra la folla immensa si ritrovò a parlare a lungo con un’affascinante dama dal volto coperto, senza avere il minimo sospetto che si trattasse della delfina di Francia Maria Antonietta, come annotò nel suo journal intime: 'La delfina mi parlò a lungo senza che sapessi chi fosse; quando venne riconosciuta tutti le si strinsero intorno ed ella si ritirò in un palco alle tre del mattino; io lasciai il ballo'.



Da questo primo e breve incontro non ci è dato dunque sapere che impressione ebbero rispettivamente l’uno dell’altra Maria Antonietta e Fersen, ma di sicuro, almeno nella Regina, deve essere stata rilevante, dato che quattro anni dopo, riconoscendolo a Versailles tra la folla che le veniva presentata, ella non mancherà di accoglierlo con entusiasmo e gioia.
Di quell’incontro Fersen annota: ‘La Regina, che è affascinante, quando mi vide esclamò: Ah, è una vecchia conoscenza! Gli altri membri della famiglia reale non mi dissero una parola.’
Più tardi, in una lettera al padre, torna a parlare di lei: ‘E’ la più bella e la più deliziosa principessa che conosca!’
Nel 1778, dunque, la simpatia e l’interesse che provano l’uno per l’altra è significativo e viene approfondito nel corso di vari ricevimenti, nonostante siano proprio i mesi in cui Maria Antonietta sta portando avanti la sua prima gravidanza, che è il vero fulcro dei suoi pensieri.
Sarà solo nel 1780 che si potrà parlare di quella che diventerà la fase iniziale del loro rapporto, che tuttavia comincerà con una separazione. E’ proprio quello, infatti, l’anno in cui il bel conte svedese prende congedo dalla Francia e dalla sua Regina per trasferirsi oltreoceano a combattere con le truppe francesi per l’indipendenza nel Nuovo Mondo.
In questo periodo il legame tra Fersen e la Regina è forte, e, sebbene non implichi nessuna relazione clandestina, inizia a destare più di un sospetto tra i membri della corte, come è possibile intuire dalle parole dell’ambasciatore svedese: ‘Confesso che non posso crederci…ho visto dei segni troppo inconfondibili per dubitarne’. Egli così si esprime scrivendo al suo sovrano, aggiungendo che il comportamento benevolo di Maria Antonietta nei confronti di Fersen non dava spazio a dubbi. Atteggiamento che sembra confermare lo stesso Fersen in una lettera indirizzata al padre: ‘E’ una principessa incantevole. Mi ha sempre trattato con grande gentilezza, da quando il barone le ha parlato, mi cerca ancora di più. Passeggia quasi sempre con me ai balli e a teatro. La sua gentilezza ha suscitato la gelosia dei cortigiani più giovani, i quali non possono comprendere come mai uno straniero venga trattato meglio di loro.’
Da queste parole è facile evincere che la partenza di Fersen può essere attribuita, oltre al desiderio di dare lustro alla propria carriera militare, anche ad un sottile bisogno di allontanarsi da Versailles e dal vespaio di pettegolezzi che la frequentazione tra la Regina e il bel conte sta destando.
Non sappiamo cosa passasse per la mente di Fersen in vista di quel distacco, ma si dice che la Regina abbia pianto quand’egli prese congedo. E scrivendo alla madre in merito alla spedizione delle truppe francesi si espresse con questi termini: ‘Che Dio conceda loro di arrivare sani e salvi!’.
Ed è facile supporre chi fosse nei suoi pensieri in quel momento.



Fersen rimase lontano dalla Francia per tre anni, e quando vi tornò, alla fine di giugno del 1783, la Regina era nuovamente incinta, una gravidanza che tuttavia si concluderà con un brutto aborto in novembre.
In questi anni il conte aveva valutato diverse occasioni di prendere moglie, e si trattava sempre di matrimoni d’interesse, finalizzati al conseguimento di un buon guadagno, nulla a che vedere con l’amore.
Ma proprio nel 1783 egli, scrivendo alla sorella, mette fine ad ogni dubbio. ‘Non posso stare con l’unica persona che desidero, l’unica che mi ama veramente, perciò non voglio stare con nessuno.’
Riferendosi naturalmente alla sua Toinette, la sua ‘Joséphine’, ‘Elle’.
Fersen rimase in Francia fino al 20 settembre, per poi tornarvi nel febbraio dell’anno successivo, ed è proprio in questo periodo che gli storici concordano sull’inizio di un’ipotetica relazione fisica tra il conte e la Regina. Relazione di cui, ad ogni modo, in parte grazie alla proverbiale riservatezza del conte, in parte a causa della distruzione, postuma alla sua morte, di tutta la sua corrispondenza, non si hanno prove certe.




Nel 1784 Maria Antonietta si ritrovò nuovamente incinta, e questa volta era teoricamente possibile supporre che il bambino potesse essere del conte Fersen, dato che per la prima volta le date coincidevano. E’ tuttavia poco probabile credere in una simile eventualità, tanto più che il Re non ebbe mai a mettere in dubbio la paternità del bambino, segno che le sue sporadiche visite notturne alla moglie continuavano.
Intanto, in Francia il malcontento del popolo andava aumentando e la popolarità della sovrana diminuendo. Si andavano sempre più diffondendo osceni libelli sulla sua persona, uniti ad epiteti ed ingiurie che la accusavano di essere una spendacciona, sciocca, senza un’idea in testa tranne quelle libidinose ed oscene verso i membri della propria corte.
Il conte Fersen, che tornò in Francia il 10 maggio 1785, non mancò di notare la freddezza con cui venne accolta Maria Antonietta al suo ingresso a Parigi: ‘Neppure una sola acclamazione. Il silenzio totale.’
Sono anni difficili, anni di conflitti e contrasti che non mancano di gettare fango sull’ormai impopolare Regina, trascinata ancora più in basso dallo scandalo della collana, l’orribile raggiro ordito ai suoi danni che fece vacillare anche l’ultimo barlume di credibilità di cui godeva.
E’ in questi anni che l’amicizia e l’affetto del conte di Fersen si fanno più solidi ed importanti: egli è il suo sostegno e il suo punto fermo in un mondo che non smette di accusarla. In questi anni il conte svolge anche ruolo come ambasciatore tra la Francia e la Svezia, non mancando di scriverle lunghe ed incoraggianti lettere nei periodi di lontananza.


Fersen era il suo più devoto cavaliere e il suo prezioso alleato politico.
La sua anima gemella.
E se è vero che il bel conte non si negava certo la compagnia femminile, avendo sempre avuto molte amanti, l’unico oggetto della sua devozione fu sempre e solo Maria Antonietta.
‘Non si può fare a meno di lodare la Regina, se si conoscono il suo desiderio di fare il bene e la bontà del suo cuore.’
Nel 1789, poco prima dei disordini di ottobre che avrebbero portato all’allontanamento della famiglia reale da Versailles, Fersen si era trasferito nei pressi della corte, per poter stare con la Regina. Fu quindi tra i membri del corteo che lasciò la reggia per trasferirsi alle Tuileries, giustificando la sua particolare presenza come membro del circolo privato della Regina. Fersen vendette la casa e i cavalli che aveva acquistato a Versailles e si trasferì a Parigi, dove avrebbe potuto stare più vicino ad ‘Elle’ e recarsi a farle visita.
Contrariamente all’opinione comune, egli considerava Maria Antonietta una vittima. Un’eroina maltrattata, mal giudicata, sensibile, sofferente e piena di bontà, ed era il suo più fervido sostenitore, nonché il più stretto confidente.
Fu anche uno dei più strenui propugnatori di un piano di fuga che consentisse alla famiglia reale di mettersi in salvo, contribuendovi attivamente con enormi somme di denaro e mettendo a rischio la sua stessa vita.
Fersen pagò cinquemila livres per la berlina a sei posti con cui avrebbe dovuto scappare la famiglia reale, improvvisandosi addirittura cocchiere.
Era la notte del 19 giugno 1790. Giunto alla prima poste, come da accordo, il conte aveva lasciato la compagnia.
Non sappiamo quali furono i suoi sentimenti in quel momento, ma si suppone fossero i sentimenti di un uomo che abbandona ad un incerto destino la donna amata, con la speranza di rivederla presto sana e salva.
Purtroppo però la fuga della famiglia reale si concluse disastrosamente il giorno dopo a Varennes, con la cattura di quest’ultimi che vennero prontamente ricondotti a Parigi.
Da quel momento Fersen, rifugiatosi in Belgio, rivedrà Maria Antonietta una sola ed unica volta, tornando a Parigi sotto mentite spoglie e intrufolandosi di nascosto alle Tuileries.
Il conte, per questo atto estremo, che rasenta quasi l’eroismo, rischia sicuramente la vita, essendo lui bandito da Parigi. Essere scoperto significherebbe andare incontro a morte certa.
Maria Antonietta cerca in tutti i modi di impedirglielo: ‘E’ assolutamente impossibile che voi veniate qui in questo momento: sarebbe mettere in gioco la nostra felicità, e se lo dico io, bisognerà credermi, giacché ho un estremo desiderio di vedervi.’
Ma il conte non raccoglie: ‘Io vivo soltanto per servirvi.’
Era l’11 febbraio quando Fersen, con il favore dell’oscurità, si introdusse furtivamente alle Tuileries, incurante dei soldati e dell’odio dei parigini nei suoi confronti.
Di quest’ultima notte esiste prova certa che la trascorsero insieme, come dimostrano due laconiche parole appuntate sul journal intime del conte:
‘Resté là’.
Fu l’ultima volta che si videro, prima che la ghigliottina, feroce figlia della Rivoluzione, esigesse la più illustre e bramata fra le teste: quella della dolce Toinette.


Poco prima della fine Maria Antonietta incaricò il suo buon amico, il conte de Jarjayes (personaggio cui si ispira l’eroina del manga Lady Oscar, e il grande Alexandre Dumas nel suo ‘Il cavaliere di maison rouge’) di recapitare a Fersen un sigillo con il motto, in italiano, ‘Tutto a te mi guida’, insieme alla frase tratta dalla Nouvelle Heloise di Rousseau ‘Le nostre anime si toccano in ogni punto…Il destino può davvero separarci, ma mai dividerci.’. Purtroppo il conte de Jarjayes riuscì a portare a termine la missione solo alcuni mesi dopo la morte della sovrana, avvenuta il 16 ottobre 1789.
Fersen non si riprese mai dalla morte dell’amata. Ricevette la notizia il 20 ottobre, rimanendone completamente intontito. Per tutto il resto della sua vita celebrò il 16 ottobre come giorno di lutto.
Nessuna donna sostituì mai Maria Antonietta nel suo cuore.

‘Colei per cui io vivevo e, giacché non ho mai cessato d’amarla, né l’avrei potuto neppure per un momento, e tutto le avrei sacrificato, ben lo sento in questo istante. Colei che io tanto amavo, per cui avrei dato mille vite, non è più. Dio, perché colpirmi a tal punto? Come ho meritato la tua collera? Essa non vive più. Il mio dolore è al colmo e non so come possa esistere ancora, non so come reggo al mio tormento che è estremo, che nulla mai potrà cancellare: sempre l’avrò presente nella mia memoria, e sarà soltanto per piangerla…perché non sono morto accanto a lei e per lei quel 20 di giugno?’

Fersen sopravvisse diciassette anni alla morte della sua amata Toinette, fino al giorno in cui, accusato ingiustamente dell'omicidio dell'erede al trono svedese, venne inseguito dalla folla che gli saltò sulla cassa toracica, sfondandogli il cuore.
Fu una morte tragica ed orribile, in cui il destino, ironico e beffardo, aveva messo ancora una volta il suo zampino.
Era infatti il 20 giugno.

mercoledì 9 febbraio 2011

La Parigi di Maria Antonietta: recensione e intervista all'autrice


Titolo: La Parigi di Maria Antonietta. Tutto a te mi guida
Autore: Mortali Alice
Dati: 2010, 256 p., brossura
Editore: Damocle (collana I saggi)
Sito web dell'autrice: Alice Mortali

Vi avevo già parlato di questa splendida ed utile guida, senza tuttavia approfondire l'argomento, cosa che mi propongo perciò di fare in questo post, perchè penso valga veramente la pena soffermarsi sui contenuti di questo libro, molto ben scritto ed interessante, oltre al fatto che ho avuto la fortuna di poter porre personalmente delle domande all'autrice, che si è rivelata una persona veramente gentile e disponibile.

Ancora oggi molte persone, evidentemente poco informate, hanno la tendenza ad associare al nome di Maria Antonietta la tanto famosa quanto sconcertante affermazione: ‘Se il popolo non ha pane, che mangino brioches!’.
Niente di più sbagliato se si considera che Maria Antonietta non pronunciò, ne si sarebbe mai sognata di pronunciare quelle sciagurate parole.
Chi era dunque questa chiacchierata Regina che tanti dipingono ancora come colei che, con la propria avidità e scelleratezza, trascinò un intero paese in rovina?
Ce lo spiega Alice Mortali nel suo libro La Parigi di Maria Antonietta, prendendoci per mano e conducendoci, passo dopo passo, nei luoghi che fecero da sfondo alla vita di questa sfortunata ed incompresa sovrana, dagli splendori di Versailles alla tetra cella della Conciergerie in cui Maria Antonietta trascorse i suoi ultimi giorni.
Con una scrittura sciolta ed elegante, l’autrice ci introduce a tutti gli avvenimenti salienti nell'esistenza della Regina, senza tralasciare nulla, ma servendosi di un codice narrativo di raffinata semplicità ed immediatezza, che rende il testo piacevole e fruibile a chiunque, anche a chi non si è mai avvicinato al personaggio. L’abilità di Alice Mortali è proprio quella di coinvolgere il lettore, di farlo appassionare, guidandolo in un percorso suggestivo e ricco di fascino, in cui alla guida attraverso la città si aggiungono approfondite ed accurate nozioni storiche, frutto di un lungo ed attento studio.


Ed ecco che, dalle sue pagine, emerge un vivido ritratto di donna che cambia nel tempo: poco più che bambina quando giunse a Versailles, Maria Antonietta fece parlare di sé l’intera corte con le proprie sconsideratezze quali il gioco, i gioielli, i vestiti e le improbabili acconciature, una vera e propria ‘Queen of fashion’, che pensava più al divertimento che al dovere. Nessuno immaginava che dietro a questo frivolo e dispendioso atteggiamento si celasse un’anima sola e ferita: l’anima di una donna da troppe notti umiliata da un marito del tutto inadeguato.
Quando, dopo sette lunghi anni, le nozze verranno finalmente consumate, con la maternità la Regina raggiungerà finalmente l’equilibrio, mettendo da parte gli svaghi e le avventatezze della gioventù, ma sarà troppo tardi. L’etichetta che l’intera corte le ha appiccicato addosso è quella di ‘Madame Deficit’, e la storia della Francia si sta rapidamente avviando verso un tragico e radicale cambiamento, tanto rapidamente che Maria Antonietta non riuscirà mai a far cambiare l’opinione negativa che i suoi sudditi si sono fatti nel corso degli anni: pagherà i propri errori e le colpe che non ha mai commesso con perdite ed umiliazioni, e solo nella disperazione tirerà fuori la parte migliore di sé, restando a testa alta davanti alle avversità fino all’ultimo, tragico, epilogo.

La Parigi di Maria Antonietta è l’emozionante racconto della vita di questa donna, ed è una guida attraverso la città che l’ha accolta a braccia aperte al suo arrivo, per poi ripudiarla alla fine. Ogni luogo, ogni palazzo, teatro, caffè, prigione, piazza che ha fatto da sfondo ad una parte della sua esistenza viene puntualmente registrato dalla Mortali, che si preoccupa di segnalare anche i musei contenenti i pochi reperti sopravvissuti alla Rivoluzione, e i siti più curiosi, come l’indirizzo dove sorgeva l’atelier di Madame Bertin, la sarta di Maria Antonietta, e quello della farmacia, ancora esistente, dove il conte Hans Axel von Fersen comprava l’inchiostro simpatico per scrivere alla sua amata.
In fondo al testo sono segnalati orari e indirizzi di tutti i luoghi citati, più una utile ed elegante mappa della città, dove le tappe sono indicate da una rosa.
Il fiore preferito della Reine.

E adesso passiamo all'intervista all'autrice, che ha avuto la gentilezza di mettere a disposizione parte del suo tempo per rispondere a queste domande.

• Ciao Alice, benvenuta in questo blog! Parlaci un po’ di te, come nasce la tua passione per la scrittura?

Salve a tutti e grazie dell'invito. La passione per la scrittura è nata in realtà dall'amore per il personaggio. Mi spiego meglio: questo libro è il frutto di una ricerca svolta, almeno all'inizio, principalmente ad uso e consumo personali. Stavo cercando più informazioni possibili sui luoghi di Parigi legati ad una figura da cui ero, ormai da parecchio tempo, letteralmente ammaliata. Quando dopo una serie di letture, ricerche e viaggi, la mole delle informazioni è diventata corposa, ho deciso di buttare giù una specie di canovaccio che piano piano è divenuto un manoscritto di ben 250 pagine. Non ho cominciato a scrivere con l'idea che un giorno qualcuno avrebbe potuto leggere e magari interessarsi al mio lavoro, ma quando è successo è stato davvero meraviglioso.

• Come si è sviluppato il tuo interesse per Maria Antonietta? Qual'è l’aspetto che più ti ha colpito di questa sfortunata sovrana?


L'interesse per Maria Antonietta nasce quasi per caso. Sono sempre stata una grande appassionata di storia e di arte. Sin dall'adolescenza ho iniziato a leggere biografie storiche di importanti personaggi del passato, soprattutto femminili. Poi quattro anni fa lessi per caso la biografia della scrittrice inglese Antonia Fraser "Maria Antonietta. La solitudine di una regina". Pur essendo un libro di per se molto accurato, decisi di andare più a fondo e di indagare maggiormente su questo affascinante personaggio: Maria Antonietta mi aveva già colpita al cuore. Come ho scritto nel libro, la vita di Maria Antonietta non può non affascinare: quando si racconta la sua storia si passa dagli ori e gli sfarzi della reggia di Versailles, alla desolazione del più sudicio dei carceri, dalla frivolezza e la felicità, alla tragicità e al dolore. Maria Antonietta ammalia e stordisce per il suo stile, per la sua insolita vita di coppia, per le sue "follie" come l'Hameau al Trianon, le acconciature, gli ori e i gioielli. Poi però, senza neanche rendersene conto, andando un pochino più a fondo, ci si trova davanti a una donna sola, poco amata (se non da amici compiacenti e forse da un affascinante conte svedese), una madre che ha visto morire due dei suoi quattro figli, una regina che ha perduto il trono, una vedova che a cui hanno ucciso il marito, una prigioniera che a soli 37 anni perderà anche la vita, senza però mai perdere la forza d'animo e la dignità.

• Mentre svolgevi le tue ricerche sul campo, quale tappa di questo percorso ti ha emozionato maggiormente? E quale consideri veramente indispensabile per chiunque voglia avvicinarsi a Maria Antonietta attraverso i luoghi che fecero da sfondo alla sua vita?

Ogni luogo visitato ha suscitato in me forti emozioni: dall'angoscia allo stupore, fino alla commozione. Di tutti i luoghi visitati però credo che l'emozione maggiore sia stata la visita agli appartamenti privati della Regina alla reggia di Versailles: in queste stanze così riservate e poco frequentate dai turisti, ho avuto per la prima volta la sensazione di entrare in contatto col suo essere e con la sua quotidianità. Si ha come l'impressione che la Regina si sia appena allontanata e che sarà di ritorno da un momento all'altro. Tra le tappe indispensabili per ogni appassionato della regina consiglio ovviamente la reggia di Versailles, magari con visita agli appartamenti privati, il Petit Trianon, la prigione della Conciergerie e la basilica di Saint-Denis. Tra i musei, imperdibile a mio avviso è la visita al Musée Carnavalet che conserva alcuni preziosi e rari cimeli.

• Pensi che un personaggio discusso come Maria Antonietta abbia qualcosa da insegnare anche ai giorni nostri?


Il messaggio più forte arriva dalla "donna" Maria Antonietta e non dalla "regina": è ovviamente impossibile condividere oggi i valori monarchici e le usanze dell'epoca in cui alla visse. Penso quindi che la donna Maria Antonietta vada apprezzata soprattutto per il modo in cui è rimasta fedele alle sue convinzioni e ai suoi valori, senza vacillare mai, neanche di fronte alla morte. Anche se in extremis, è riuscita a cancellare la Maria Antonietta frivola e spensierata e a lasciare ai posteri un'immagine più forte e duratura : quella della donna e della madre che nel momento più cupo della sua vita trova la forza per difendere i suoi ideali e il futuro dei suoi figli.

• Negli ultimi anni, per portare a termine il tuo lavoro, hai compiuto diversi viaggi a Parigi. Com’è il tuo rapporto con questa città?

Credo che Parigi sia una delle più belle e affascinanti città del mondo, una vera e propria miniera senza fine di arte e storia: in pratica è la mia città ideale. Durante le ricerche per il libro, sono stata a Parigi cinque volte in tre anni. I viaggi sono stati dei veri e propri tour de force: troppe cose da vedere, da cercare, da chiedere e sempre troppo poco tempo a disposizione. Durante questi soggiorni ho avuto modo di incontrare persone di una gentilezza e disponibilità infinite, come ad esempio due preparatissimi Conferencier del Castello di Versailles ma anche persone maleducate e irrispettose, come il "simpaticissimo" concierge degli Archivi Nazionali. A parte questi piccoli incidenti di percorso, Parigi è una città unica e meravigliosa della quale ho ricordi meravigliosi e dalla quale non si riesce a star lontani troppo a lungo.

• Per scrivere questa raffinata guida hai consultato moltissimo materiale, come dimostra la fornita bibliografia presente, è stato difficile reperire tutte le informazioni necessarie?

Si, reperire il materiale necessario è stata la parte più complicata: molte validissime opere scritte sulla Regina sono purtroppo fuori catalogo e molto spesso disponibili solo in Francia. Da questo punto di vista la ricerca non è sempre stata facile. Va detto però che ho ricevuto un valido ed insostituibile sostegno da alcuni preparatissimi e appassionati membri del forum del sito www.ladyreading.net.
Senza il loro supporto non sarei mai riuscita a portare a termine il mio lavoro e per questo colgo l'occasione per ringraziarli tutti, uno per uno.

• Hai qualche consiglio da dare per chiunque voglia cimentarsi in un libro su un personaggio storico?

Il mio consiglio è quello di scegliere un tema o un personaggio a cui si è davvero interessati: personalmente ho letto per più di tre anni solo ed esclusivamente libri e documenti su Maria Antonietta e se non avessi avuto una forte curiosità e passione per il personaggio non credo ci sarei mai riuscita. Seconda cosa importantissima è il controllo delle fonti: scrivere di Storia è difficile e ci si trova su di un terreno spesso accidentato. Bisogna controllare e verificare all'infinito date, nomi, eventi, non ci si può permettere di inventare nulla, soprattutto se lo scopo è la pubblicazione. Da questo punto di vista, è indispensabile sottoporre il lavoro al giudizio di più di una persona competente in materia prima di iniziare ad inviare il manoscritto alle varie case editrici: quando si rilegge il proprio scritto per la centesima volta si corre il rischio di non vedere più i propri errori..io ne so qualcosa.

• Grazie per averci dedicato il tuo tempo Alice! Per concludere, vuoi aggiungere qualcosa sul tuo libro?

Vorrei approfittare dell'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno letto e apprezzato il mio libro. Spesso ricevo mail da persone che sono rimaste colpite dalla scorrevolezza e dalla semplicità con cui vengono esposti eventi magari non noti ai più. Il mio intento era proprio quello di scrivere un libro adatto a tutti, non solo agli ammiratori e agli appassionati della Regina. La soddisfazione maggiore è quella di sapere che anche chi prima non aveva mai sentito parlare della sfortunata sovrana, grazie al mio libro è riuscito ad avvicinarsi al personaggio e magari ha deciso di trascorrere un insolito week-end parigino con "La Parigi di Maria Antonietta" in tasca.
Grazie mille e complimenti per questo raffinato ed interessantissimo blog.

mercoledì 19 gennaio 2011

Un tè con Maria Antonietta: biscottini glamour



Alzi la mano chi, guardando il film su Maria Antonietta diretto da Sofia Coppola, non abbia, almeno una volta, strabuzzato gli occhi davanti all'invitante sequenza in cui i dolci di Ladurée la fanno da padroni: piramidi di macarons, vassoi di cupcakes, biscottini glassati, e altre delizie fanno la loro apparizione scatenando meraviglia, stupore e anche un certo languorino...
Così ho voluto provarci anch'io, organizzando un piccolo 'Maria Antonietta Party', complice il tè Marie Antoinette di Ladurée (il negozio di Milano è un'istigazione a delinquere!) e i biscottini glassati fatti in casa!





Ricetta per i biscotti

Burro 250g
Farina 500g
Uova 4 tuorli
Zucchero a velo 200g
1 bustina di vanillina (o scorza di limone)

Togliere il burro dal frigo, tagliarlo a cubetti e mescolarlo, ancora freddo, alla farina, fino ad ottenere un composto dall'aspetto 'sabbioso'.
Formare con il composto una fontana, nel cui centro andranno versati i tuorli, lo zucchero a velo e la vanillina (o la scorza di limone). Lavorarlo fino ad ottenere un impasto compatto, quindi coprirlo con la pellicola e lasciarlo riposare nel frigo per almeno un'ora.
Una volta trascorso il tempo stabilito togliere la pasta frolla dal frigo, spolverare il piano di lavoro di farina, stenderla con il mattarello e ritagliarla con le formine. Quelle che ho usato io me le hanno regalate per Natale, non sono adorabili?
Cuocere in forno caldo a 180° per 12-14 minuti.





Ricetta per la glassa

Zucchero a velo 300g
Coloranti alimentari
Acqua bollente(due o tre cucchiai)

Mescolare l'acqua bollente allo zucchero a velo, fino ad ottenere un crema abbastanza densa. Dividere la glassa neutra in diverse ciotoline e aggiugervi i coloranti alimentari (mescolare di tanto in tanto per evitare che lo zucchero cristallizzi).




A questo punto decorare a piacere i biscotti, aggiungendo zuccherini o piccoli ghirigori con la pasta glitter!



Ho accompagnato i miei biscottini con il buonissimo tè Marie Antoinette di Ladurée, una miscela irresistibile di tè nero, oli essenziali ed aromi (pompelmo, limone, arancio amaro, mandarino, limone verde), fiori (rosa, gelsomino), miele e piccoli pezzi di frutta essiccata. Questo tè ha un profumo davvero irresistibile ed un sapore delicato, in cui il gusto del miele prevale sugli altri aromi. Un tè decisamente dolce e raffinato...Forse per questo è stato denominato Marie Antoinette?





Nella speranza di aver addolcito anche la vostra giornata...

domenica 16 gennaio 2011

Parigi, in viaggio con Maria Antonietta: la Conciergerie, Place de la Concorde, Saint Denis



Prosegue il viaggio sulle tracce di Maria Antonietta, spostandosi lontano dagli splendori di Versailles e dalle gioie del Petit Trianon per ripercorrere il periodo più cupo e straziante della vita dell'infelice Regina.
Dopo i disordini del 6 Ottobre 1789, infatti, la famiglia reale dovette abbandonare per sempre Versailles, e la vita che aveva condotto fino a quel momento, per trasferirsi al palazzo delle Tuileries, sorvegliata a vista dalla guardia Nazionale. Da qui in poi il baratro che si spalancò sotto ai piedi di Maria Antonietta trascinò lei e la sua famiglia in una discesa fatale verso la fine: l’odio del popolo, l’insuccesso della fuga di Varennes organizzata dal conte di Fersen e fallita miseramente, da cui la figura del Re uscì completamente distrutta, la caduta della monarchia in Francia e la proclamazione della Repubblica, il trasferimento alla torre del Tempio, la decapitazione di Luigi XVI, e, ultimo dei dolori, l’allontanamento del figlio prediletto, Luigi Carlo, il suo Chou d'amour, che venne affidato alla famiglia di un ciabattino per essere cresciuto secondo i principi della nuova costituzione repubblicana.
Quando, la notte del 2 agosto 1793, alle due del mattino, i gendarmi vennero a prelevare Maria Antonietta dalla Torre del Tempio per trasferirla alla Conciergerie, la regina, che all'epoca non aveva che trentasette anni, era ormai ridotta all’ombra di sé stessa: smagrita ed emaciata, soffriva da tempo di pesanti emorragie che, visto il suo deperimento, potrebbero far pensare si trattasse di un tumore all’utero. Le misure di sicurezza adottate per il suo cambiamento di residenza, tuttavia, non sembravano affatto tener conto del precario stato di salute in cui versava l’ex sovrana di Francia, ora vedova Capeto: tutte le porte della torre del Tempio vennero tenute sotto controllo e alle guardie fu ordinato di considerarsi in stato d’assedio. Alla Regina, che a quell’ora si trovava svestita, non venne nemmeno concesso il lusso di indossare i suoi abiti in privato, dato che i funzionari municipali la ritenevano capace di una fuga, nonostante, oltre al fragile stato, zoppicasse e fosse pesantemente miope.
Maria Antonietta era, a quel tempo, demonizzata in tutti modi possibili e immaginabili.
Quando giunse alle porte della Conciergerie, dopo aver percorso Parigi di notte e attraversato il ponte di Notre Dame, all’ex regina venne risparmiata solo l’umiliazione dell’immatricolazione. Le guardie la condussero nella sua umida cella (i cui locali originari non esistono più) che madame Richard, la moglie del carceriere, e la giovane cameriera Rosalie Lamorlière, sapendo del suo arrivo, avevano cercato di rendere più consona al rango di chi avrebbe ospitato, trovando delle lenzuola e un guanciale in buono stato. Lo spoglio arredamento, inoltre, comprendeva: un letto da campo con due materassi, una mensola, un piccolo tavolo, una sedia, uno sgabello ed un secchio, oltre al paravento dietro al quale sostavano due guardie che avevano il compito di sorvegliare la prigioniera giorno e notte, senza concederle un solo attimo di privacy. La prima cosa che Maria Antonietta fece, entrando nella sua spoglia cella, fu salire in piedi sullo sgabello per appendere alla parete un orologio d’oro, dono di sua madre Maria Teresa d’Austria, che portava sempre con sé considerandolo un portafortuna. E furono pianti amari da parte sua quando le guardie decisero di sottrarglielo, alcuni giorni dopo.
Maria Antonietta, ora denominata 'la prigioniera numero 280', avrebbe trascorso altri 76 giorni, prima dell’infelice fine, in quella macabra prigione.

La Conciergerie è decisamente uno degli edifici più sinistri di Parigi, tanto da meritarsi l’appellativo, secondo Balzac, di ‘anticamera del patibolo’. In origine prima dimora dei re di Francia, venne resa una prigione agli inizi del 500.
Nel 1793 il Tribunale rivoluzionario si insediò nella Camera Grande, e, a seguito della ‘legge dei sospetti’, che ordinava l’arresto di tutti i nemici della Rivoluzione, qui tra il 1793 e il 1794 passarono più di 2.700 persone, per comparire davanti all’accusatore pubblico del tribunale, Fouquier-Tinville.
La Conciergerie era considerata la prigione più dura. Durante il terrore le sue celle ospitarono centinaia di prigionieri, nelle peggiori condizioni di insalubrità e sovraffollamento. Fino al 1794 i ‘sospetti’ coabitavano con i prigionieri di diritto comune, ed ancora oggi è possibile vedere le celle in cui venivano detenuti.
La prima sensazione, entrando alla Conciergerie, è di profonda angoscia. L’ambiente è tetro, silenzioso e profondamente umido, data la sua ubicazione sulle sponde della Senna. E se è facile, al giorno d’oggi, rimanerne impressionati, posso solo immaginare come debba essersi sentita Maria Antonietta al suo ingresso in quella prigione, che fu l’ultima delle sue dimore terrene.
Entrando nella sua cella (ricostruita su una parte della vera segreta della regina) si può scorgere, nell’oscurità, una dama velata di nero, di spalle, seduta davanti ad un piccolo tavolo, nell’atto di reggere tra le mani un libro di preghiere. E’ così che probabilmente Maria Antonietta doveva apparire agli occhi delle guardie che, pochi metri dietro di lei, bevevano vino e giocavano a carte senza concederle un attimo di intimità. Un tempo, quella triste e deperita figura in nero, era stata la donna più affascinante ed ammirata di tutta la Francia.
Sempre nella sua cella, conservati in una teca di vetro, sono custoditi alcuni oggetti personali appartenuti all’ex sovrana: una piccola brocca di porcellana, un crocifisso, un fazzoletto e un pezzo di tappeto che originariamente ricopriva il pavimento della sua cella.





La cella in cui venivano tagliati i capelli dei prigioniera diretti alla ghigliottina, in cui passò anche la Regina



Elenco dei prigionieri, in cui è registrata, in modo assolutamente anonimo, Maria Antonietta vedova di Luigi Capeto



Il cortile delle donne, circondato da due livelli di segrete, in cui le prigioniere potevano passeggiare nell'ora d'aria e lavare i propri indumenti. Maria Antonietta non vi mise mai piede.




La cella di Maria Antonietta, in realtà molto più scura di quanto appaia nelle foto, è stata ricostruita su una parte della vera segreta della regina. La finestra dà sul cortile delle donne.





Due immagini di Maria Antonietta, profondamente invecchiata, prigioniera alla Conciergerie




Place de la Concorde

I primi atti che portarono al processo di Maria Antonietta vennero avviati in ottobre. In mancanza di prove concrete e riscontri probatori che giustificassero agli occhi del mondo quella condanna, l’accusatore pubblico Fouquier-Tinville si appellò alla testimonianza che Hérbert riuscì ad estorcere al piccolo Luigi Carlo: ‘Dal modo in cui il bambino si è spiegato si è capito che una volta sua madre lo ha indotto ad accostarsi a lei e che ne è risultata una copula…’
Il 12 ottobre, Maria Antonietta venne interrogata in istruttoria, e ne uscì un processo lungo due giorni, in cui la regina venne accusata delle più assurde nefandezze, riuscendo a difendersi con lucidità e rispondendo sensatamente a tutto ciò che le veniva richiesto, con assoluta calma, fino a quando non le fu rivolta la peggiore di tutte le calunnie: quella di aver avuto rapporti sessuali con il proprio figlio.
Il pubblico tacque, e l’imputata non rispose, fissando rigidamente dinnanzi a sé.
A questo punto la sua risposta venne sollecitata dal presidente.
“Non ho risposto perché la natura si rifiuta di rispondere ad un’accusa simile rivolta ad una madre! Faccio appello a tutte le donne che sono oggi in quest’aula!” fu la risentita risposta di Maria Antonietta, in un breve attimo di trionfo che commosse l’aula intera.
A fine processo, dopo sedici interminabili ore in cui Maria Antonietta, stanca e malata, si era sostenuta solo con qualche sorso di zuppa, le venne chiesto se avesse ancora qualcosa da aggiungere a propria discolpa.
“Ancora ieri, ignoravo ciò che i testimoni avrebbero detto contro di me. Ora che li ho ascoltati posso dire che nessuno è riuscito ad accusarmi di un qualunque fatto concreto. Sono solo stata la moglie di Luigi XVI e non potevo che adeguarmi alla sua volontà.”
L'ex sovrana pensava, proprio in seguito a questa mancanza di prove, che le avrebbero concesso l'esilio, e, come lei, molti dei presenti ritenevano ingiusta la condanna che invece arrivò.
Il processo era stato una burla, dal momento che il verdetto era già stato deciso in anticipo: quella creatura 'depravata' doveva 'morire ignominiosamente sul patibolo' così che i rivoluzionari potessero 'cementare nel sangue' la libertà conquistata.

Il mattino del 16 ottobre 1793 Maria Antonietta si recò al patibolo sopra ad una carretta trainata da un solo cavallo, come tutti gli altri condannati (a Luigi XVI era stato concesso l’onore di recarvisi in carrozza). Le erano stati tagliati i capelli e legate le mani dietro alla schiena, un prete repubblicano sedeva al suo fianco, e, lungo il tragitto, la folla si prodigava in grida e insulti all’indirizzo ‘dell’infame Antonietta’: “Morte all’austriaca! Morte alla cagna!”. Affacciato ad una finestra il pittore Jacques-Luois David fissò, con pochi tratti di matita, l’ultimo ritratto dell’infelice regina in viaggio verso la fine.
Quella che oggi è chiamata Place de la Concorde, era denominata, ai tempi della rivoluzione, Place de la Revolution, per l’appunto, ed è qui che troneggiava la ghigliottina.
Maria Antonietta salì i gradini del patibolo, inciampò nei piedi del boia, e si scusò con lui.
"Perdonatemi, non l'ho fatto apposta."
Furono le sue ultime parole, prima che la lama si abbattesse sul suo corpo, proiettandola, con la sua tragica fine, nell’olimpo dei miti.
Oggi, ai piedi dell’obelisco posto al centro della piazza, è conservata una targa commemorativa per le violente morti di Luigi XVI e Maria Antonietta.


Place de la Concorde, vista dai giardini della Tuileries




Targa commemorativa, ai piedi dell'obelisco, in memoria di Luigi XVI e Maria Antonietta, che qui trovarono la morte. Recita: questa piazza inaugurata nel 1763 era chiamata in origine piazza Luigi XV. Da novembre 1792 a Maggio 1795 venne denominata piazza della Rivoluzione, e fu il luogo principale delle esecuzioni pubbliche, comprese quella di Luigi XVI, il 21 gennaio 1793, e di Maria Antonietta, il 16 ottobre 1793.



Maria Antonietta che viene condotta alla ghigliottina, schizzo di Jacques-Louis David



Saint Denis

Il nostro viaggio sulle tracce della Regina si conclude nella basilica di Saint Denis, dove sono conservati i corpi di Maria Antonietta e Luigi XVI, e di tutti i grandi re di Francia.
Dopo la decapitazione, il corpo e la testa di Maria Antonietta trovarono sepoltura nel cimitero della Madeleine, in una fossa comune in cui era stato gettato anche Luigi XVI, e qui rimasero, fino al gennaio del 1815, quando si decise di riesumarli per offrirgli la degna sepoltura che gli era stata negata nel burrascoso periodo della Rivoluzione.
Pare che, al momento dell’esumazione, il corpo della Regina venne identificato grazie alle calze e alle giarrettiere, mentre la testa fu riconoscibile perché perfettamente conservata, fatto che fece svenire più di un presente. Un testimone affermava addirittura di avervi visto ‘lo stesso sorriso che mi aveva un tempo rivolto a Versailles’.
Il 21 gennaio, anniversario della morte di Luigi XVI, i corpi dei sovrani, dopo una solenne cerimonia, trovarono finalmente la pace nella basilica di Saint Denis, cimitero di tutti i grandi re di Francia.
Se qualcuno che legge avesse, un giorno, lo stesso desiderio che ho avuto io di mettersi sulle tracce di questa sfortunata regina, gli consiglio di non mancare questo ultimo luogo di pace, perché qui è possibile ammirare uno dei più alti esempi di scultura funebre, tra cui spicca, per bellezza, il complesso scultoreo di Maria Antonietta e Luigi XVI.
Io sono rimasta diversi minuti incantata di fronte alla statua della sovrana, che sembra portarsi le mani al cuore in un gesto di estremo perdono, osservandoti con lo sguardo dolce che le era proprio, e che compare in molti dei dipinti che la raffigurano.
Sotto all’altare, nella cripta, i corpi dei sovrani riposano sotto a delle semplicissime lastre di marmo nero. Poco distanti, negli ossari, riposano i loro figli, il primo Delfino Luigi Giuseppe e Luigi XVII (di cui è conservato anche il cuore). L’ambiente è molto scuro e silenzioso, e invita alla riflessione.
Chi fu veramente Maria Antonietta? Risposte differenti si potranno ottenere tra i suoi detrattori, così come tra i suoi ammiratori. Negli anni la sua figura è stata più volte stravolta: superficiale sperperatrice, subdola intrigante, lasciva traditrice dedita alle più impensabili attività. Maria Antonietta, a mio parere, non fu nulla di tutto ciò. Sicuramente peccò in molte cose, ma fu una donna sostanzialmente buona, generosa e coraggiosa, come dimostra l'ultima parte della sua vita. Vittima delle circostanze, divenne il simbolo stesso del vecchio regime e attirò su di sè l'odio dei rivoluzionari. Immolata come capro espiatorio di un'epoca ormai tramontata, si trasformò in un mito e in un'icona, che vive ancora adesso.


La basilica di Saint Denis



Tomba di Luigi XVII (di cui è conservato, in un'ampolla di vetro, anche il cuore)



Tomba di Luigi Giuseppe, il primo delfino




Tomba di Maria Antonietta (purtroppo non c'era altro modo di scattare la foto, dati i transennamenti e la profonda oscurità della cripta)







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