domenica 16 gennaio 2011

Parigi, in viaggio con Maria Antonietta: la Conciergerie, Place de la Concorde, Saint Denis



Prosegue il viaggio sulle tracce di Maria Antonietta, spostandosi lontano dagli splendori di Versailles e dalle gioie del Petit Trianon per ripercorrere il periodo più cupo e straziante della vita dell'infelice Regina.
Dopo i disordini del 6 Ottobre 1789, infatti, la famiglia reale dovette abbandonare per sempre Versailles, e la vita che aveva condotto fino a quel momento, per trasferirsi al palazzo delle Tuileries, sorvegliata a vista dalla guardia Nazionale. Da qui in poi il baratro che si spalancò sotto ai piedi di Maria Antonietta trascinò lei e la sua famiglia in una discesa fatale verso la fine: l’odio del popolo, l’insuccesso della fuga di Varennes organizzata dal conte di Fersen e fallita miseramente, da cui la figura del Re uscì completamente distrutta, la caduta della monarchia in Francia e la proclamazione della Repubblica, il trasferimento alla torre del Tempio, la decapitazione di Luigi XVI, e, ultimo dei dolori, l’allontanamento del figlio prediletto, Luigi Carlo, il suo Chou d'amour, che venne affidato alla famiglia di un ciabattino per essere cresciuto secondo i principi della nuova costituzione repubblicana.
Quando, la notte del 2 agosto 1793, alle due del mattino, i gendarmi vennero a prelevare Maria Antonietta dalla Torre del Tempio per trasferirla alla Conciergerie, la regina, che all'epoca non aveva che trentasette anni, era ormai ridotta all’ombra di sé stessa: smagrita ed emaciata, soffriva da tempo di pesanti emorragie che, visto il suo deperimento, potrebbero far pensare si trattasse di un tumore all’utero. Le misure di sicurezza adottate per il suo cambiamento di residenza, tuttavia, non sembravano affatto tener conto del precario stato di salute in cui versava l’ex sovrana di Francia, ora vedova Capeto: tutte le porte della torre del Tempio vennero tenute sotto controllo e alle guardie fu ordinato di considerarsi in stato d’assedio. Alla Regina, che a quell’ora si trovava svestita, non venne nemmeno concesso il lusso di indossare i suoi abiti in privato, dato che i funzionari municipali la ritenevano capace di una fuga, nonostante, oltre al fragile stato, zoppicasse e fosse pesantemente miope.
Maria Antonietta era, a quel tempo, demonizzata in tutti modi possibili e immaginabili.
Quando giunse alle porte della Conciergerie, dopo aver percorso Parigi di notte e attraversato il ponte di Notre Dame, all’ex regina venne risparmiata solo l’umiliazione dell’immatricolazione. Le guardie la condussero nella sua umida cella (i cui locali originari non esistono più) che madame Richard, la moglie del carceriere, e la giovane cameriera Rosalie Lamorlière, sapendo del suo arrivo, avevano cercato di rendere più consona al rango di chi avrebbe ospitato, trovando delle lenzuola e un guanciale in buono stato. Lo spoglio arredamento, inoltre, comprendeva: un letto da campo con due materassi, una mensola, un piccolo tavolo, una sedia, uno sgabello ed un secchio, oltre al paravento dietro al quale sostavano due guardie che avevano il compito di sorvegliare la prigioniera giorno e notte, senza concederle un solo attimo di privacy. La prima cosa che Maria Antonietta fece, entrando nella sua spoglia cella, fu salire in piedi sullo sgabello per appendere alla parete un orologio d’oro, dono di sua madre Maria Teresa d’Austria, che portava sempre con sé considerandolo un portafortuna. E furono pianti amari da parte sua quando le guardie decisero di sottrarglielo, alcuni giorni dopo.
Maria Antonietta, ora denominata 'la prigioniera numero 280', avrebbe trascorso altri 76 giorni, prima dell’infelice fine, in quella macabra prigione.

La Conciergerie è decisamente uno degli edifici più sinistri di Parigi, tanto da meritarsi l’appellativo, secondo Balzac, di ‘anticamera del patibolo’. In origine prima dimora dei re di Francia, venne resa una prigione agli inizi del 500.
Nel 1793 il Tribunale rivoluzionario si insediò nella Camera Grande, e, a seguito della ‘legge dei sospetti’, che ordinava l’arresto di tutti i nemici della Rivoluzione, qui tra il 1793 e il 1794 passarono più di 2.700 persone, per comparire davanti all’accusatore pubblico del tribunale, Fouquier-Tinville.
La Conciergerie era considerata la prigione più dura. Durante il terrore le sue celle ospitarono centinaia di prigionieri, nelle peggiori condizioni di insalubrità e sovraffollamento. Fino al 1794 i ‘sospetti’ coabitavano con i prigionieri di diritto comune, ed ancora oggi è possibile vedere le celle in cui venivano detenuti.
La prima sensazione, entrando alla Conciergerie, è di profonda angoscia. L’ambiente è tetro, silenzioso e profondamente umido, data la sua ubicazione sulle sponde della Senna. E se è facile, al giorno d’oggi, rimanerne impressionati, posso solo immaginare come debba essersi sentita Maria Antonietta al suo ingresso in quella prigione, che fu l’ultima delle sue dimore terrene.
Entrando nella sua cella (ricostruita su una parte della vera segreta della regina) si può scorgere, nell’oscurità, una dama velata di nero, di spalle, seduta davanti ad un piccolo tavolo, nell’atto di reggere tra le mani un libro di preghiere. E’ così che probabilmente Maria Antonietta doveva apparire agli occhi delle guardie che, pochi metri dietro di lei, bevevano vino e giocavano a carte senza concederle un attimo di intimità. Un tempo, quella triste e deperita figura in nero, era stata la donna più affascinante ed ammirata di tutta la Francia.
Sempre nella sua cella, conservati in una teca di vetro, sono custoditi alcuni oggetti personali appartenuti all’ex sovrana: una piccola brocca di porcellana, un crocifisso, un fazzoletto e un pezzo di tappeto che originariamente ricopriva il pavimento della sua cella.





La cella in cui venivano tagliati i capelli dei prigioniera diretti alla ghigliottina, in cui passò anche la Regina



Elenco dei prigionieri, in cui è registrata, in modo assolutamente anonimo, Maria Antonietta vedova di Luigi Capeto



Il cortile delle donne, circondato da due livelli di segrete, in cui le prigioniere potevano passeggiare nell'ora d'aria e lavare i propri indumenti. Maria Antonietta non vi mise mai piede.




La cella di Maria Antonietta, in realtà molto più scura di quanto appaia nelle foto, è stata ricostruita su una parte della vera segreta della regina. La finestra dà sul cortile delle donne.





Due immagini di Maria Antonietta, profondamente invecchiata, prigioniera alla Conciergerie




Place de la Concorde

I primi atti che portarono al processo di Maria Antonietta vennero avviati in ottobre. In mancanza di prove concrete e riscontri probatori che giustificassero agli occhi del mondo quella condanna, l’accusatore pubblico Fouquier-Tinville si appellò alla testimonianza che Hérbert riuscì ad estorcere al piccolo Luigi Carlo: ‘Dal modo in cui il bambino si è spiegato si è capito che una volta sua madre lo ha indotto ad accostarsi a lei e che ne è risultata una copula…’
Il 12 ottobre, Maria Antonietta venne interrogata in istruttoria, e ne uscì un processo lungo due giorni, in cui la regina venne accusata delle più assurde nefandezze, riuscendo a difendersi con lucidità e rispondendo sensatamente a tutto ciò che le veniva richiesto, con assoluta calma, fino a quando non le fu rivolta la peggiore di tutte le calunnie: quella di aver avuto rapporti sessuali con il proprio figlio.
Il pubblico tacque, e l’imputata non rispose, fissando rigidamente dinnanzi a sé.
A questo punto la sua risposta venne sollecitata dal presidente.
“Non ho risposto perché la natura si rifiuta di rispondere ad un’accusa simile rivolta ad una madre! Faccio appello a tutte le donne che sono oggi in quest’aula!” fu la risentita risposta di Maria Antonietta, in un breve attimo di trionfo che commosse l’aula intera.
A fine processo, dopo sedici interminabili ore in cui Maria Antonietta, stanca e malata, si era sostenuta solo con qualche sorso di zuppa, le venne chiesto se avesse ancora qualcosa da aggiungere a propria discolpa.
“Ancora ieri, ignoravo ciò che i testimoni avrebbero detto contro di me. Ora che li ho ascoltati posso dire che nessuno è riuscito ad accusarmi di un qualunque fatto concreto. Sono solo stata la moglie di Luigi XVI e non potevo che adeguarmi alla sua volontà.”
L'ex sovrana pensava, proprio in seguito a questa mancanza di prove, che le avrebbero concesso l'esilio, e, come lei, molti dei presenti ritenevano ingiusta la condanna che invece arrivò.
Il processo era stato una burla, dal momento che il verdetto era già stato deciso in anticipo: quella creatura 'depravata' doveva 'morire ignominiosamente sul patibolo' così che i rivoluzionari potessero 'cementare nel sangue' la libertà conquistata.

Il mattino del 16 ottobre 1793 Maria Antonietta si recò al patibolo sopra ad una carretta trainata da un solo cavallo, come tutti gli altri condannati (a Luigi XVI era stato concesso l’onore di recarvisi in carrozza). Le erano stati tagliati i capelli e legate le mani dietro alla schiena, un prete repubblicano sedeva al suo fianco, e, lungo il tragitto, la folla si prodigava in grida e insulti all’indirizzo ‘dell’infame Antonietta’: “Morte all’austriaca! Morte alla cagna!”. Affacciato ad una finestra il pittore Jacques-Luois David fissò, con pochi tratti di matita, l’ultimo ritratto dell’infelice regina in viaggio verso la fine.
Quella che oggi è chiamata Place de la Concorde, era denominata, ai tempi della rivoluzione, Place de la Revolution, per l’appunto, ed è qui che troneggiava la ghigliottina.
Maria Antonietta salì i gradini del patibolo, inciampò nei piedi del boia, e si scusò con lui.
"Perdonatemi, non l'ho fatto apposta."
Furono le sue ultime parole, prima che la lama si abbattesse sul suo corpo, proiettandola, con la sua tragica fine, nell’olimpo dei miti.
Oggi, ai piedi dell’obelisco posto al centro della piazza, è conservata una targa commemorativa per le violente morti di Luigi XVI e Maria Antonietta.


Place de la Concorde, vista dai giardini della Tuileries




Targa commemorativa, ai piedi dell'obelisco, in memoria di Luigi XVI e Maria Antonietta, che qui trovarono la morte. Recita: questa piazza inaugurata nel 1763 era chiamata in origine piazza Luigi XV. Da novembre 1792 a Maggio 1795 venne denominata piazza della Rivoluzione, e fu il luogo principale delle esecuzioni pubbliche, comprese quella di Luigi XVI, il 21 gennaio 1793, e di Maria Antonietta, il 16 ottobre 1793.



Maria Antonietta che viene condotta alla ghigliottina, schizzo di Jacques-Louis David



Saint Denis

Il nostro viaggio sulle tracce della Regina si conclude nella basilica di Saint Denis, dove sono conservati i corpi di Maria Antonietta e Luigi XVI, e di tutti i grandi re di Francia.
Dopo la decapitazione, il corpo e la testa di Maria Antonietta trovarono sepoltura nel cimitero della Madeleine, in una fossa comune in cui era stato gettato anche Luigi XVI, e qui rimasero, fino al gennaio del 1815, quando si decise di riesumarli per offrirgli la degna sepoltura che gli era stata negata nel burrascoso periodo della Rivoluzione.
Pare che, al momento dell’esumazione, il corpo della Regina venne identificato grazie alle calze e alle giarrettiere, mentre la testa fu riconoscibile perché perfettamente conservata, fatto che fece svenire più di un presente. Un testimone affermava addirittura di avervi visto ‘lo stesso sorriso che mi aveva un tempo rivolto a Versailles’.
Il 21 gennaio, anniversario della morte di Luigi XVI, i corpi dei sovrani, dopo una solenne cerimonia, trovarono finalmente la pace nella basilica di Saint Denis, cimitero di tutti i grandi re di Francia.
Se qualcuno che legge avesse, un giorno, lo stesso desiderio che ho avuto io di mettersi sulle tracce di questa sfortunata regina, gli consiglio di non mancare questo ultimo luogo di pace, perché qui è possibile ammirare uno dei più alti esempi di scultura funebre, tra cui spicca, per bellezza, il complesso scultoreo di Maria Antonietta e Luigi XVI.
Io sono rimasta diversi minuti incantata di fronte alla statua della sovrana, che sembra portarsi le mani al cuore in un gesto di estremo perdono, osservandoti con lo sguardo dolce che le era proprio, e che compare in molti dei dipinti che la raffigurano.
Sotto all’altare, nella cripta, i corpi dei sovrani riposano sotto a delle semplicissime lastre di marmo nero. Poco distanti, negli ossari, riposano i loro figli, il primo Delfino Luigi Giuseppe e Luigi XVII (di cui è conservato anche il cuore). L’ambiente è molto scuro e silenzioso, e invita alla riflessione.
Chi fu veramente Maria Antonietta? Risposte differenti si potranno ottenere tra i suoi detrattori, così come tra i suoi ammiratori. Negli anni la sua figura è stata più volte stravolta: superficiale sperperatrice, subdola intrigante, lasciva traditrice dedita alle più impensabili attività. Maria Antonietta, a mio parere, non fu nulla di tutto ciò. Sicuramente peccò in molte cose, ma fu una donna sostanzialmente buona, generosa e coraggiosa, come dimostra l'ultima parte della sua vita. Vittima delle circostanze, divenne il simbolo stesso del vecchio regime e attirò su di sè l'odio dei rivoluzionari. Immolata come capro espiatorio di un'epoca ormai tramontata, si trasformò in un mito e in un'icona, che vive ancora adesso.


La basilica di Saint Denis



Tomba di Luigi XVII (di cui è conservato, in un'ampolla di vetro, anche il cuore)



Tomba di Luigi Giuseppe, il primo delfino




Tomba di Maria Antonietta (purtroppo non c'era altro modo di scattare la foto, dati i transennamenti e la profonda oscurità della cripta)







14 commenti:

  1. Che viaggio emozionante...
    Non so chi fosse davvero Maria Antonietta (probabilmente solo una persona come le altre, con pregi e difetti), ma di una cosa sono certa: le rivoluzioni che dapprima nascono per migliorare le condizioni di una nazione... portano solo all'instaurazione di regimi peggiori di quelli spodestati: ciò è accaduto in tutte le rivoluzioni, quindi ritengo che i rivoluzionari francesi non si sono comportati in maniera più encomiabile di quelli che hanno spodestato...

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  2. Ho inserito nella mia (lunghissima) lista di libri da leggere anche l'autobiografia di Antonia Fraser da cui è stato tratto il film di Sofia Coppola. Ho sempre pensato che fosse una vittima delle circostanze, non solo perché donna in un mondo pesantemente anti-femminile ma anche perché regina di Francia nel momento più difficile. Mi ha sempre stupito che sua madre ed i suoi parenti potentissimi, all'estero, non siano riusciti a salvarla ma non conosco abbastanza la storia per averne un'opinione certa.

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  3. @sylvia - L'imperatrice Maria Teresa, sua madre, era già morta quando in Francia scoppiò la rivoluzione; invece suo figlio Leopoldo probabilmente sottovalutò la situazione, o comunque non riescì ad essere sufficientemente persuasivo per far intervenire le altre monarchie europee a difesa di quella francese (e poi anche lui morì proprio in quegli anni...)

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  4. @Silvia, concordo pienamente con te, anzi, nonostante io trovi profondamente giusti i principi alla base della rivoluzione francese, il modo in cui questa è stata attuata ha messo in scena una vera e propria barbarie, assolutamente ingiustificata.
    @Sylvia66, come già detto da Roberta, Maria Teresa d'Austria morì nel 1780, mentre Giuseppe II, il fratello prediletto di Maria Antonietta morì nel 1790. Leopoldo II, salito al trono dopo il fratello, e il di lui figlio, Francesco II (che non aveva mai conosciuto la zia) di fatto preferirono preoccuparsi della propria convenienza, dato che la Francia, indebolita, si presentava come un ghiotto boccone per l'Austria. In ogni caso, Maria Antonietta aveva perso ogni attrattiva agli occhi dell'Austria una volta perso il suo valore politico...
    @Roberta, grazie per il tuo intervento^^

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  5. Ciao Francesca,che storia affascinante, anche
    se l'ho sentita tante volte mi stupisco sempre,
    se poi accompagnata da foto sembra un documentario, bravissima e grazie.
    sai che sfogliando adesso il tuo blog, e dico sul
    serio, ho visto che mi hai dato un premio? Grazie,
    è sempre un piacere!
    Anch'io ho un pensierino per te,
    puoi passare da me?
    Un abbraccio
    Susy

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  6. Un'altra volta, complimenti per questo stupendo reportage, Francesca; è uno dei post più belli che io abbia mai letto: molto ben dettagliato e intriso della grande passione....
    Posso sugerirti i libri di A. Dumas, La collana della regina, La contessa di Charny e Il cavaliere di Maison Rouge - sono libri che appartengono allo ciclo di Maria Antonietta e alla rivoluzione francese = si sa, sono sempre solo i romanzi, ma riescono abbastanza bene riportare l'atmosfera di quel epoca

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  7. Ziamame, grazie di cuore, non sai che piacere sentire queste parole da un'abile narratrice storica quale sei tu^^
    I libri di Dumas li conosco bene, ma fino ad adesso sono riuscita a procurarmi solo 'La collana della Regina', purtroppo non sono semplici da trovare in libreria >___<
    Comunque grazie per la dritta!

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  8. ci sono stata quest'estate ...davvero emozionante e inquietante allo stesso tempo...

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  9. mi e' piaciuto molto il tuo blog!!mi paicerebbe fare il tuo stesso percorso, pero per mancanza di tempo per adesso non ci son riuscito...ma la speranza e' l'ultima a morire.ho appena finito fi leggere la biografia di antonia fraser e tra quelle che ho letto e' quella che trovo migliore,la piu ben descritta e che da un'idea di come avrebbe potuto essere maria antonietta.
    complimenti per il blog

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  10. Io sono follemente affascinata da lei...la stò studiando, stò studiando la rivoluzione francese per saperne di più..e un gg poter magari andare a versailles

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  11. sei grande Francesca!

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  12. Chissà perché ci si emoziona sempre così tanto per le regine che fanno una finaccia e non per le persone comuni che altrettanta finaccia hanno fatto a causa di quelle regine?
    Saprete già tutto di Maria Antonietta, l'austriaca, figlia di Maria Teresa d'Austria, la quale, magari pensando all'educazione di questa sua figlia di 14 anni, come degli altri, a 52 anni, cioè nel 1769 fa scrivere la "Costututio Criminalis Theresiana".
    Una specie di manuale della tortura ma con procedimenti - diremmo oggi - scientifici (poi, tra l'altro, ripreso in altra veste anche dal Sant'Uffizio, e non certo per le opere di carità). Chissà se la mamma non le avesse, invece, trasmesso quel disprezzo abominevole per la gente comune che traspare da quel libro. Scaricatelo qui [https://archive.org/details/ConstitutioCriminalisTheresiana-1768 - cliccando su Pdf nella colonna a sinistra] poi date un'occhiata alle ultime pagine. Simpatico, vero?
    E che volete che abbia sofferto, lei e i suoi nobili di corte, in confronto a quel che hanno sofferto i milioni di francesi di allora, per l'avidità di una corona così rapace (la Francia è il granaio di Parigi, dicevano allora)? Fate un bilancio: se Maria Antonietta e gli altri nobili hanno sofferto - poniamo - 10, allora i francesi hanno sofferto mille, o un milione, o un miliardo; come si vede le due misure sono incommensurabili, ed io resto più allucinato per le sofferenze dei francesi che non per quelle di una viziata regina.
    Si potrà azzardare che sono insensibile o, addirittura, giustizialista - come si dice oggi - ma non mi emozionano i pochi ricchi che fanno soffrire i moltissimi poveri, magari inconsapevolmente, ma mica tanto. Date un'occhiata a quei disegni in fondo al libro, poi ditemi pure se non la pensate come me.

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  13. Per favore... cosa ti metti a parlare dei ricchi che la rivoluzione francese ha generato i ricchi borghesi, ben peggiori dei ricchi nobili. La nobiltà faceva fiorire la cultura. I borghesi con la loro etica del lavoro hanno disprezzato e continuano a farlo, qualsiasi cosa non sia produttività, l'arte in primis. Ricchi senza sentimenti e senza gusto per la meraviglia

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