Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post

lunedì 2 maggio 2011

Share one day: a painting

Aderisco con molto piacere all'iniziativa lanciata da Mens sana di condividere un quadro che ci piace e commentarlo.

Il quadro che ho scelto è Sogni, dipinto da Vittorio Matteo Corcos nel 1896.


Mi ci sono trovata davanti quasi per caso visitando il museo d’arte moderna di Roma, un paio di mesi fa, e mi ha colpito moltissimo. Naturalmente, conoscevo già il quadro, ma come sempre vederlo dal vivo è ben altra cosa.
La tela raffigura una donna che ha da poco abbandonato la lettura, come confermano i volumi impilati al suo fianco, mentre il suo sguardo, fisso, pare stia inseguendo il filo di un pensiero.
Guarda lo spettatore, ma in verità, è come se non lo vedesse affatto, troppo assorta in quelli che il pittore ha sapientemente definito ‘sogni’.


A colpirmi, di questo quadro, oltre all'indubbio talento dell'artista, è stato soprattutto il senso di comunione avvertito con questa donna, che in verità non so nemmeno chi sia (facendo una ricerca ho trovato opinioni discordanti circa la sua identità) ma con cui sento di avere qualcosa in comune: quell’espressione rapita, vagamente accigliata, che spesso accompagna un dopo-lettura.
Se vogliamo scavare più a fondo, all’interno di questo quadro, noteremo altri particolari che potrebbero portare a scoprire il mistero che aleggia negli occhi della donna.
Sulla panchina, al suo fianco, sono posati un cappellino di paglia ed un prendisole, segno inequivocabile che la tela è stata dipinta durante la bella stagione, ma le foglie gialle che cospargono il terreno ai piedi della figura suggeriscono si tratti piuttosto della fine dell’estate.


Allo stesso modo, la rosa sfiorita accanto ai libri, richiama la fine di qualcosa, forse proprio quel qualcosa sul quale la protagonista del quadro sta riflettendo, e che mi piace immaginare sia la fine della storia che ha appena terminato di leggere.
Quando un libro è buono, quante volte ci siamo trovati con questa espressione sul volto a fine lettura?
Quel senso di abbandono, quella dolce amarezza per la fine di un piacevole percorso, quel lasciarsi illuminare dagli ultimi bagliori che il libro ha acceso in noi.
Se il titolo non fosse stato Sogni, avrebbe potuto essere
Nostalgia, per come lo interpreto. Quella piccola nostalgia che ti avvolge quando devi riporre un libro che ti ha tenuto compagnia per un certo periodo, non è forse come la fine dell'estate?
Questo quadro, magnifico visto dal vivo, ha suscitato in me un sentimento di forte comprensione.
‘Ti capisco’, avrei potuto dirle, quasi fosse stata reale, e non semplice colore su una tela.
Ma in fondo, non si tratta affatto di semplice colore sulla tela. Quando l’arte ti porta a provare una simile empatia per un soggetto, ha raggiunto il suo scopo.

martedì 8 marzo 2011

Berthe Morisot: una pittura tutta al femminile


Prima di tutto, auguri a tutte le donne!
Oggi voglio omaggiare questa festa parlandovi di una donna, Berthe Morisot, che fu una delle poche pittrici del XIX secolo ad avere fortuna critica e successo, sgomitando e facendosi valere in un mondo prettamente maschile che non concedeva una briciola di spazio al talento femminile.

Berthe Marie Pauline Morisot naque a Bourges il 14 gennaio 1841, da una famiglia d'alta borghesia.
L’incontro con la pittura avvenne grazie alla madre, la quale affidò Berthe e le sorelle maggiori, Yves e Edma ad un maestro privato, Geoffry- Alfphonse Chocarne, strenuo difensore dello stile neoclassico, che tuttavia non incontrò il gusto delle sorelle, ottenendo anzi l’effetto di far allontanare per sempre Yves dalla pittura.
Berthe ed Edma, dunque, proseguirono le lezioni con il maestro Joseph Guichard, allievo di Delacroix, il quale intuì immediatamente il potenziale di Berthe, consigliandole di proseguire gli studi artistici. A quei tempi, tuttavia, l’Ecole des Beaux-Arts era vietata alle donne (lo rimase fino al 1897) e questo impedì a Bertha di iscriversi. La ragazza non si scoraggiò, e continuò a studiare privatamente con Corot, noto paesaggista che dipingeva prettamente all’aria aperta , il quale influenzò molto la sua arte.







Nel 1864 i suoi primi quadri superarono il severo esame dei giudici del Salon, riscuotendo commenti lusinghieri, ma anche qualche critica, come quelle che vedevano troppo dello stile di Corot nella sua pittura.
Berthe dovette anche sottostare e affrontare molti pregiudizi sessisti dell’epoca, i quali trovavano disdicevole che una donna si interessasse alla pittura, e questo le rese pressoché impossibile dipingere all’aperto e in luoghi pubblici, facendole prediligere interni e scene domestiche.
La sintesi delle difficoltà che dovette affrontare la talentuosa pittrice, nell’epoca in cui visse, la riassume perfettamente Manet, suo grande amico, in questa frase: le signorine Morisot sono affascinanti. Peccato non siano degli uomini.





Berthe, grazie all’amicizia con Manet, di cui fu anche modella, cominciò a frequentare il gruppo degli impressionisti, partecipando a tutte le loro mostre, ad eccezione dell’edizione del 1879, a causa della nascita della figlia, avuta dal marito Eugène Manet, fratello minore di Edouard. La sua attività diventò sempre più importante e la loro casa divenne luogo di incontro di intellettuali e artisti come Zola, Mallarmè, Renoir, Monet e Degas.








Ormai Berthe Morisot poteva era essere considerata a tutti gli effetti una delle figure più importanti dell’impressionismo francese.
Morì nel febbraio 1895, per polmonite, a soli 54 anni, e, nonostante la brillante carriera artistica, nel suo certificato di morte venne identificata come ‘senza professione’, che per una donna dell’epoca era assai meno disdicevole di ‘pittrice’.








Alcuni ritratti di Berthe Morisot eseguiti dal suo amico e mentore Manet:






Vorrei inoltre ricordare a tutte le donne che oggi, 8 marzo, Festa delle Donne, tutte le persone di sesso femminile potranno entrare gratis nei musei, siti archelogici e archivi statali!! Approfittiamone!

domenica 27 febbraio 2011

Un tè d'autore: storia e citazioni sulla bevanda più amata

(Arthur Hughes)

Bussarono alla porta e il cameriere entrò con il vassoio del tè e lo posò sul tavolino giapponese. Si udì un tintinnire di tazze e di piattini e il sibilo flautato di un samovar georgiano. Un paggio portava due coppe cinesi. Dorian Gray si alzò e si versò il tè. I due uomini si avvicinarono lentamente alla tavola e alzarono i coprivivande.
“Andiamo a teatro, stasera, - disse lord Henry. […]
“Sarei lieto di venire con voi […] – disse il giovane.

(Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray)

Il tè, una delle bevande più antiche e consumate al mondo, in Occidente, perdendo i suoi connotati mistici tipicamente Orientali, è sempre stato vissuto come bevanda di compagnia e di intrattenimento mondano. Per molti anni fu un piacere strettamente aristocratico, riservato alle classi privilegiate, divenendo in seguito, anche e soprattutto grazie al colonialismo, una bevanda alla portata di tutti.
Ma cosa si cela dietro a questa famosa ed inebriante bevanda ambrata, per il cui aroma intenso e raffinato vennero combattute guerre sui mari e rivoluzioni, e si intrapresero colture tanto sterminate da cambiare l’economia di interi paesi?
Okakura Kazuko, autore di un famoso libro su questa magica bevanda - Il libro del tè – affermava che ‘il tè non ha nulla dell’inebriante arroganza del vino e dell’individualismo del caffè o dell’affettata innocenza del cacao, ma un gusto sottile, particolarmente adatto ad essere idealizzato’.
Sarà per questo che il tè, da quando è venuto alla ribalta in Europa, importato dagli olandesi nel 1610 (ma furono due italiani, il veneziano Giovanni Ramusio, e il gesuita Matteo Ricci, nel 1559, i primi a parlare e scrivere di tè in Europa), è sempre stato fonte di ispirazione per poeti ed artisti, che lo ritrassero e lo decantarono, oltre naturalmente a berne in quantità industriali?

(Pierre Chardin)

(George Goodwin Kilburne)

Nella vita ci sono poche ore più piacevoli dell'ora dedicata alla cerimonia del tè pomeridiano.
(Henry James, Ritratto di signora)

(Richard Collins)

(Joseph de Camp)

(William McGregor Paxton)

"Voglio che tu beva il mio te'. Sentirai, il profumo ti arrivera' all' anima". Parlava di un te' prezioso, giuntole da Calcutta... Un profumo acuto si spandeva nell' aria... Ella verso' in una tazza la bevanda e l' offerse ad Andrea, con un sorriso misterioso. Egli rifiuto' dicendo "Non voglio berlo in tazza ma da te"... "Ora prendi un bel sorso"... Maria, teneva le labbra serrate, per contenerlo... E Andrea la bacio', suggendo da essa tutto il sorso...
(Gabriele d'Annunzio, Il piacere)

(Mary Cassat)

(Mary Cassat)

(Wilson Henry Irvine)

In Inghilterra, oggi considerata la vera patria del tè, la prima apparizione della tanto decantata bevada avvenne nel 1645, attraverso l'Olanda. Nel 1658 un trafiletto del giornale brittanico Mercurius Politicus esibiva la prima pubblicità del tè, informando i lettori che le autorità competenti avevano approvato una nuova bevanda cinese, chiamata dai cinesi Teha, e che la si poteva trovare in un locale della City: la Coffe House 'Sultaness Head'.
Qualcuno disse: 'Chi ha bevuto del caffè in Inghilterra capisce perchè gli inglesi siano accaniti bevitori di tè'. Tuttavia, è un dato di fatto che le caffetterie nel Settecento divennero sempre meno luoghi di distribuzione del caffè e sempre più templi dedicati alla degustazione del tè, per soli uomini, dove, tra una tazza e l'altra si discutevano idee e affari e si criticava il governo, al punto da spingere l'allora Re Carlo II ad emanare un decreto per chiudere le Coffe House, per paura di sedizioni. le proteste, tuttavia, furono talmente vibranti da annulare l'ordinanza in favore di una legge, meno restrittiva, che limitava il consumo di tè alle sole classi privilegiate: 'Il piacere tratto da questa bevanda può sfavorevolmente influire sui lavoratori' era l'avvertimento.
Il tè, per quei pochi fortunati, dunque, che potevano permetterselo, si beveva quasi sempre con accompagnamento di latte, o addirittura con due tuorli sbattuti, usanza bizzarra, se si considera che in Oriente non se ne era mai fatto uso. Ma agli inglesi, del resto, poco importavano le antiche tradizioni che da sempre accompagnavano il rito del tè, considerato dai suoi padri orientali una bevanda medicamentosa e contemplativa.
Oltre ai nobili, molti intellettuali erano bevitori di tè: era scoppiata una vera e propria moda, che portava i più a cercare nell’ambrato infuso sensazioni nuove e illuminanti.
La svolta nel cosumo di tè, tuttavia, si ebbe nel 1717: Thomas Twining (questo nome vi suona familiare?) decise di allargare la sua attività e comprò un locale al fianco di una Coffe House molto frequentata, aprendovi un negozio dove si vendevano tè e caffè sfusi. Il locale, ancora esistente, era aperto a tutti, donne comprese, e quella fu la sua fortuna.
In poco tempo le donne divennero accanite bevitrici di tè, e, secondo la tradizione, fu proprio una donna (non poteva essere altrimenti!), la Duchessa di Bedfort, a inventare la moda dell'afternoon tea: il tè pomeridiano delle signore.
In epoca vittoriana il tè delle signore era diventato un'occasione unica per intrattenere relazioni sociali: le donne cominciarono a farsi visita per bere tè e mangiare sanwiches, toast e pasticcini. Alla padrona di casa, e all'eventuale figlia, spettava il compito di servire il tè nel modo più raffinato possibile: era diventato un vero e proprio rito, certo, non paragonabile al significato che gli si continuava ad attribuire in Oriente, ma sicuramente di una certa importanza nell'ambito della borghesia dei tempi.


(Soulacroix Frederic)

(Mary Fairchild)

(David Emil Joseph De Noter)


...L' ora del te' fumante e dei libri chiusi, la dolcezza di sentire la fine della sera, la stanchezza incantevole e l' adorata attesa dell' ombra nuziale e della dolce notte.
(Paul Verlaine)

(Carlo Cressini)

(Lilla Cabot Perry)

(Desh Frank)

(Frederick Frieseke)

(Boris Kustodiev)

(Pierre Auguste Renoir)

(Mary Cassat)


(Henriette Ronner)

(John Tenniel)

C'era un tavolo apparecchiato sotto un albero di fronte alla casa, la Lepre Marzolina e il Cappellaio prendevano il te'. E, ancora, 'Prendi un po' di vino', disse la Lepre Marzolina con un tono invitante. Alice si guardo' intorno ma da ogni parte non vide altro che te'
(Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie)

(Arthur Rackham)

E oggi, come si prende il tè?
Oltre al tradizionale, irrinunciabile rito del pomeriggio, è possibile usare il tè in mille modi diversi.
Un esempio?
I biscotti al tè verde Matcha! Provateli, sono buonissimi...

Ingredienti
:
farina 215g
zucchero a velo 100g
burro 150g
tuorli 3
tè verde matcha 1,5 cucchiaio
Un pizzico di sale

Setacciate la farina, il tè in polvere e il sale in una ciotola. In un'altra ciotola sbattete per circa 3-5 minuti il burro, fino ad ottenere una consistenza morbida. Aggiungete lo zucchero e continuate a sbattere per un altro paio di minuti finché il composto non sia leggero e gonfio. Aggiungete a questo punto la miscela di farina e tè in polvere e i tuorli, mescolate lentamente fino a che non sia stata tutta incorporata e abbiate ottenuto una pasta compatta. Avvolgere infine la pasta con della pelicola e lasciarla riposare in frigo per 30 minuti. Dopo questo tempo, stendere l'impasto con il mattarello, e creare dei biscotti dello spessore di un centimetro. Adagiarli su una teglia rivestita da carta da forno e cuocere a 180° per circa 15 minuti (si devono appena colorare i bordi).

E dopo questo tour storico, artistico e...gastronomico nel mondo del tè, vi lascio sulle note di 'Tea for two'!








LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...